Il Tirreno

Prato

Vieta alla moglie di uscire senza il suo permesso: arrestato

Vieta alla moglie di uscire senza il suo permesso: arrestato

La donna ha sporto denuncia alla sezione di polizia municipale presso la Procura di Prato dopo l’ultimo episodio di violenza. Ha raccontato di essere stata picchiata anche quando era incinta

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PRATO. Il 22 gennaio 2014, personale della polizia municipale in servizio presso la Procura della Repubblica di Prato ha arrestato su ordinanza di custodia cautelare in carcere un uomo di 53 anni, residente a Prato con le accuse di maltrattametni in famiglia, percosse, lesioni aggravate e violenza privata aggravata. Dalle indagini condotte dalla sezione di polizia giudiziaria e coordinate dalla Procura della Repubblica sono scaturite imputazioni pesanti nei confronti dell’uomo di origine pachistana ma con cittadinanza italiana, da anni residente a Prato con la moglie ed i cinque figli di età compresa fra gli otto ed i diciassette anni.

Le indagini si sono messe in moto quando la moglie dell'indagato si è rivolta alla sezione di polizia giudiziaria per sporgere querela. Dopo anni di silenzio e rassegnazione la vittima ha raccontato agli inquirenti una lunga storia di violenze, sopportate in pieno isolamento.

Il marito le vietava di uscire fuori di casa senza la propria autorizzazione; la offendeva per i motivi più banali, la picchiava selvaggiamente davanti ai figli, colpendo anch'essi qualora avessero tentato di difenderla; la sottoponeva a punizioni umilianti quando non soddisfaceva i suoi istinti sessuali. L'indagato non aveva esitato a colpirla con calci e pugni al ventre addirittura quando era in stato interessante. Negli ultimi tempi l'uomo aveva smesso di contribuire al mantenimento della famiglia, costringendola ad uno stato di indigenza e di sudditanza psicologica e materiale, restando questa sorretta dai soli servizi sociali.

L'episodio di violenza più grave, quando la donna era stata aggredita ed aveva riportato lesioni che al pronto soccorso dell'ospedale di Prato erano state giudicate guaribili in trenta giorni.

La decisione di aprirsi e di far cessare la spirale di violenza non è stata facile ma la donna ha alla fine trovato la forza di raccontare la sua drammatica vicenda. Le indagini hanno puntato ad acquisire elementi di riscontro, anche fuori dal nucleo familiare, che il gip ha ritenuto idonei ad emettere il provvedimento restrittivo. L'uomo è stato accompagnato al carcere della Dogaia. Mentre alla donna è stata assegnata d’ufficio l’avvocato Francesco Maccioni.

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di Redazione web