Sicurezza
Una vita segnata dall’arte, ecco chi sfregia le chiese a Prato
È un appassionato di storia dei beni culturali l’uomo che danneggia le statue. Non è riuscito a realizzare il suo sogno. I genitori: «Non è cattivo, è fragile»
PRATO. L’arte l’ha sempre portata nel cuore. Una passione che non l’ha mai abbandonato e che è sempre stata la sua forza e allo stesso tempo la sua fragilità. Tanto da diventare quasi come una legge del contrappasso, il suo incubo più violento e insopportabile. Ed è forse dall’impossibilità di raggiungere il suo sogno, quello di lavorare con l’arte, che ne è scaturita la sua insoddisfazione più grande.
Quello che da giorni è considerato unicamente come il vandalo delle chiese pratesi, colui che ha scagliato la sua ira contro il pulpito del Rossellino in Cattedrale e che potrebbe aver danneggiato le opere delle chiese di San Pier Forelli e l’acquasantiera di San Francesco, è un grande appassionato e fine conoscitore dell’arte e della storia pratese.
Sono suoi due libri sull’arte e la scultura italiana e fiorentina del Quattrocento. Fatiche di una decina di anni fa quando aveva già lasciato, deluso da quel mondo accademico da cui probabilmente non si sentiva compreso, gli studi universitari in storia dell’arte.
Un passaggio che aveva influenzato quest’uomo, oggi ricoverato volontariamente nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Prato, e che alla famiglia (persone solide e perbene) non aveva mai fatto vedere altro che la fragilità di una vita professionalmente precaria ma non lasciando certo immaginare la rabbia dei giorni scorsi.
C’era stata in passato l’interruzione dell’università e poi qualche lavoro legato alla sua passione o in settori opposti ma niente che facesse presagire un dolore e una rabbia così forti. «Non mi chieda perché l’ha fatto - dice il babbo - perché non lo sappiamo. Se l’avessimo immaginato, garantisco, che l'avremmo evitato in tutti i modi possibili. Sabato era a pranzo a casa con noi e sembrava tutto normale. E invece il giorno prima aveva avuto quell’atteggiamento. Stiamo parlando con i medici dell’ospedale e anche noi stiamo cercando di capire cosa è accaduto nella mente di nostro figlio».
Davanti c’è un padre come tanti che ha un figlio come tanti. Almeno fino allo scorso 17 gennaio quando le cose sono cambiate e da una vita tranquilla sono entrati in un ciclone di emozioni. «Quello che è capitato a noi, poteva accadere a tutti», sostiene sicura la madre. «Mio figlio non è un vandalo. È fragile. E forse soltanto malato. Lasciateci nel nostro dolore».
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