Sicurezza
Sorpresa: secondo l'Irpet i cinesi irregolari di Prato sono al massimo 8.700
La ricerca dell'istituto economico regionale presentata in Provincia smentisce le stime più pessimistiche sulla componente irregolare della comunità cinese di Prato
PRATO. È la statistica che si riprende la rivincita sulla politica. I numeri che rimettono a posto la realtà e la riportano sui binari della verità. La ricerca Irpet spiazza gli amministratori locali sul fenomeno dell'immigrazione cinese. E anche, quando, confermano un dato avvalorato da stime più politiche che figlie della statistica lo fa rovesciando i convincimenti più granitici del dibattito pubblico.
Il dato più significativo – rivelato a palazzo Banci Buonamici, durante la presentazione del rapporto stilato dagli studiosi (un'altra indagine Irpet sull'incidenza del cosiddetto distretto parallelo era stata presentata in novembre alla Monash) – riguarda il numero di cittadini del celeste impero: 40.000 al massimo 45.000 in tutto fra regolari e irregolari. La sorpresa è che il contributo numerico offerto da chi è sprovvisto di un permesso di soggiorno si fa nettamente inferiore alle stime: 5.800 forse 8.700.
Questo non toglie che ci sia una emergenza ed è lo stesso presidente della Regione, Enrico Rossi a sottolinearlo. "La situazione di Prato è un'emergenza umanitaria, come quella di Lampedusa. La soglia dei diritti umani è abbondantemente al di sotto di quella consentita, anche se sono convinto che non si possa parlare di schiavitù''.
Tornando ai numeri degli irregolari orientali presenti a Prato, il pallottoliere della politica, che negli anni scorsi aveva visto aggiornamenti a cadenza settimanale, va quindi rimesso a posto. Non si può neanche dire che Irpet abbia ricavato il dato in contrapposizione alle istituzioni locali. Piuttosto, è stata proprio la collaborazione con il gruppo Interforze (quello dei rinomati blitz nei laboratori e nelle confezioni del distretto cinese) e con Publiacqua a fornire i parametri giusti agli esperti dell'istituto regionale di ricerca per giungere a una nuova stima.
Due sono gli scenari ipotizzati: un minor numero di irregolari tenendo conto di una media ponderata dei controlli fatti dalle forze dell'ordine (Scenario A, incentrato sui rapporti del gruppo Interforze); un maggior numero di addetti non in regola con le norme sull'immigrazione tenendo conto il consumo medio dell'acqua (Scenario B, individuando un parametro standard di metri cubi consumati per numero di addetti). Nell'ipotesi A, di conseguenza, gli addetti totali cinesi, nelle imprese di tutti i settori produttivi, nell'intera provincia ammonterebbero a 17.541, nell'ipotesi B il dato complessivo salirebbe a 20.465. Come da questo numero si arrivi a una popolazione stanziale di 40.000 abitanti è spiegato se si somma al numero dei registrati all'anagrafe (17.000 unità) i titolari di un permesso di soggiorno 32.000 (dato che solo in parte si sovrappone). A questi si aggiungono, infine, gli irregolari.
L'altra sorpresa riguarda un dettaglio metodologico. Il quesito più di facile rimando è come abbiano fatto i ricercatori a ricavare dalle 124 aziende prese a campione di quelle verificate dalle forze dell'ordine e ottenere una stima molto più bassa di irregolari. La differenza sta nella media statistica. Mentre il metodo in voga è di fare una media pura fra numero di addetti irregolari moltiplicandolo per il totale delle 4.800 aziende presenti sul territorio, Irpet ha compiuto una media ponderata che smentisce questo paradigma in due punti: le aziende controllate molto spesso sono quelle più fatiscenti. In altri termini sono la parte più illegale dell'intero campione delle aziende con titolare cinese.
Spesso, in effetti, si riferiscono a capannoni di costruzione datata agli anni '50, l'inizio del boom. Inoltre, al crescere della dimensione aziendale diminuisce la velocità di crescita degli addetti irregolari. Dunque, imprese leggermente più grandi (la dimensione massima è di 22 addetti) sembrerebbero un incentivo all'assunzione di più operai regolari. Allo stesso tempo, questo a ulteriore confutazione di un'altra credenza diffusa, uno spicchio significativo di lavoro nero rintracciato dai controlli è compiuto da chi ha un regolare permesso di soggiorno. Statisticamente tre variabili che flettono il numero di irregolari.
La ricerca Irpet
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