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Prato

Martina Giangrande in aula «Soddisfatta della sentenza»

Martina Giangrande in aula «Soddisfatta della sentenza»

PRATO. Martina si è alzata in piedi e nel silenzio totale delle aule di giustizia al momento della lettura della sentenza, ha ascoltato il verdetto. Chi ha sparato a suo padre, il brigadiere Giuseppe...

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PRATO. Martina si è alzata in piedi e nel silenzio totale delle aule di giustizia al momento della lettura della sentenza, ha ascoltato il verdetto. Chi ha sparato a suo padre, il brigadiere Giuseppe Giangrande, ferito alla colonna vertebrale il 28 aprile dell’anno scorso in una sparatoria davanti a Palazzo Chigi, il giorno del giuramento del governo Letta, costringendolo in un letto, è stato condannato a 16 anni. Luigi Preiti, l’attentatore, non è stato riconosciuto parzialmente insano di mente. Per Martina, 23 anni, che è rimasta accanto a suo padre in ogni istante è stata una liberazione. «Siamo davvero soddisfatti di questa sentenza -ha esclamato subito dopo la lettura del dispositivo , sono venuta qui a Roma a sentire con le mie orecchie cosa sarebbe accaduto. Tra poco lo dirò a mio padre, che è a Prato, visto che per il momento non sono riuscita a sentirlo».

Tutto qui. Poche parole che confermano ciò che Martina ha sempre sostenuto: difficile se non impossibile perdonare chi ha ferito così gravemente suo padre.

Giuseppe Giangrande non si sa se abbia appreso della sentenza già ieri nella stanza del reparto di rianimazione dove è ricoverato da ormai più di una settimana per un’infezione polmonare che ha costretto i medici a tracheotomizzarlo per consentire una migliore respirazione.

Il bollettino medico che ogni giorno viene emesso dall’equipe del Santo Stefano che assiste il brigadiere, non è cambiata: «Condizioni stabili e stazionarie». Giangrande è un combattente, la sua volontà è forte.

Il brigadiere è tornato a Prato - preceduto da uno striscione di benvenuto appeso difronte all’abitazione dagli amici - dopo un lungo periodo di riabilitazione (sette mesi) in una clinica specializzata di Imola, a Montecatone, il 19 dicembre scorso, per passare le feste di Natale nella casa di Prato assieme alla figlia e ai parenti.

Un periodo di serenità, durante il quale il 24 dicembre, la vigilia di natale ha anche ricevuto la vista del presidente del consiglio arrivato in via Machiavelli in forma privata e accompagnato dalla moglie, interrotto il 15 gennaio dal ricovero in ospedale.

I medici del Santo Stefano non si pronunciano su quando Giangrande potrà uscire dalla rianimazione nè, tantomeno, quando potrà tornare a casa. Il suo piano di cure, in ogni modo, prevede il fatto di riprendere le terapie riabilitative, probabilmente in primavera, nella clinica specializzata.

Al più tardi oggi Martina rientrerà a Prato da Roma e come ogni giorno si recherà dal padre per assisterlo. Sarà allora che commenteranno la sentenza Preiti.

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