Il Tirreno

Prato

Folla ai funerali della famiglia Albuzzani

di Giulia Catarzi
Folla ai funerali della famiglia Albuzzani

La chiesa di San Michele a Carmignano non è stata sufficiente a contenere le centinaia di persone che hanno voluto dare l’ultimo addio a Marco e ai suoi genitori, Lamberto e Maria Angela

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CARMIGNANO. "Oggi salutiamo uno dei migliori di noi. Era di una bontà piena ed autentica, sempre disponibile per tutti. Al liceo, essendo molto bravo, quando capitava che qualcuno gli chiedesse una mano lui era sempre pronto a dare il suo aiuto, indipendentemente da chi si trovasse davanti. Ti aiutava, e non voleva mai niente in cambio. Nel poco tempo che gli è stato concesso, ci ha dato una grande lezione di vita. In ogni cosa che faceva dava il massimo di se stesso: la scuola, lo sport, l’attività politica. Ci ha attratti tutti con il suo modo di essere e ci ha insegnato tanto”. Sono queste le parole commosse con cui uno dei tantissimi amici presenti per i funerali degli Albuzzani ha voluto dire grazie per un’ultima volta al giovane Marco, un ragazzo che tutti descrivono come solare e pieno di voglia di vivere, di cui si sentirà forte la mancanza.

In molti, arrivando nei pressi della chiesa, hanno buttato lo sguardo triste su quei tre carri funebri parcheggiati là davanti ed hanno scosso la testa disperati: inaccettabile, per chi conosceva gli Albuzzani, pensare che su quei tre mezzi avrebbero fatto il loro ultimo viaggio proprio loro, Lamberto, Angela e Marco.

La chiesa di Carmignano era gremita come poche volte capita di vedere. Centinaia le persone che hanno raggiunto il paese per dare un ultimo saluto a quella famiglia che ancora nessuno riesce a credere protagonista di una così grande tragedia: amici, familiari, conoscenti, compagni e professori di Marco, rappresentanti delle istituzioni e delle banche, colleghi. All’appello, non mancava proprio nessuno. Eppure, nonostante la folla sterminata di persone presenti, dentro e fuori dalla chiesa, per tutto il corso delle celebrazioni è stato il silenzio a fare da padrone, un silenzio che diceva più di mille parole. Tanti con gli occhiali scuri a coprire il volto rigato dalle lacrime, altri con gli occhi bassi e dimessi di chi non sa come fare ad accettare una tanto dura realtà. E intanto, tra le parole del parroco e le varie letture, la celebrazione si arricchiva dei canti di tanti ragazzi che dicevano addio anche ad uno di loro.

 “Questo evento – ha detto il parroco nel corso della Messa – mostra quanto fragile sia l’essere umano: basta un evento contrario per confondersi. Si deve però trarne un insegnamento, riflettere sulla debolezza dell’uomo. Siamo alberi al vento, ma non dobbiamo lasciarci spaventare, perché esiste un luogo dove Dio asciuga le lacrime e dà speranza. Lui è per noi, non ci giudica, ci ama anche quando non ci ricordiamo di Lui, quando non viviamo secondo la Sua parola. Dobbiamo pregare per questi fratelli che hanno lasciato il nostro mondo ma continuano a vivere una vita eterna”.

Ma il dolore è troppo forte, la ferita fresca e profonda. In tanti, nel corso delle esequie, hanno abbandonato la chiesa asciugandosi le lacrime. È difficile sentire parlare al passato di quegli amici così affiatati, così felici. Troppo duro pensare che quelle tre salme, una vicino all’altra, siano proprio quelle di Lamberto, Angela e Marco. A far toccare con mano la realtà, però, le parole di coloro che hanno cercato di ricordare per un’ultima volta gli Albuzzani. E tra questi vi è anche l’uomo che l’avvocato chiamò in suo soccorso quella tragica sera. “Non chiediamoci il perché di quanto accaduto, non sta a noi giudicare – ha spiegato quest’ultimo con una voce bassa, piena di commozione – io sono la persona a cui Lamberto, in ultimo, ha chiesto un aiuto disperato. Lui ora ha solo bisogno delle nostre preghiere. Il mio invito, nella disperazione in cui ci troviamo, è quello di continuare a volersi bene, senza mai accusare gli altri. Anche io, quando venerdì sera arrivai lì mi chiesi come poteva essere successo tutto ciò, ma adesso me ne pento. Non sta a noi pensare cosa abbia spinto Lamberto, Dio lo avrà già perdonato”. E mentre i familiari, immersi in un dolore che non lascia spazio alle parole, hanno ringraziato per la vicinanza e l’amicizia dimostrata loro in questa triste circostanza, anche i ragazzi del judo, con lo stesso kimono bianco che Marco indossava con tanta devozione, si sono riuniti intorno alla salma del giovane e gli hanno detto “ciao” un ultima volta. Un ciao commosso che è risuonato nel cuore di tutti e che sarà difficile immaginare di non potergli più dire di persona.

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