Il Tirreno

Prato

Accoltellò l’operaio cinese malato di tubercolosi: condannato

di Paolo Nencioni
Accoltellò l’operaio cinese malato di tubercolosi: condannato

Prato, l’imputato si giustifica: «Veniva in fabbrica a chiedere soldi e sputava per terra, ho avuto paura che potesse contagiare i miei figli piccoli»

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PRATO. E’ stato condannato a tre anni e due mesi di reclusione il cinese Xu Zike, accusato di aver ferito alla testa e a una gamba un connazionale di 28 anni il 21 agosto 2013 in via delle Colombaie. L’imputato, difeso da Antonino Denaro, è comparso ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare Luca D’Addario ed è stato giudicato col rito abbreviato. Il pubblico ministero Eligio Paolini aveva chiesto una condanna a cinque anni.

La vicenda è singolare. Subito dopo il ferimento del cinese a colpi di mannaia emerse che la vittima aveva lavorato in una confezione della zona di Tavola e poi si era ammalato di tubercolosi. Dopo un periodo di assenza dal lavoro era tornato e voleva soldi dal connazionale che poi lo ha aggredito. Xu Zike sostiene di non essere stato il datore di lavoro del ventottenne e dunque non gli doveva alcuna cifra. Ma a far scattare l’aggressione, ha ribadito ieri l’imputato prima di entrare in aula, sarebbe stato il comportamento dell’altro. «Veniva in confezione e chiedeva 5.000 euro - ha detto Xu Zike - Poi ha chiesto anche una cifra superiore. Ma soprattutto sputava per terra. Lì c’erano anche i miei due figli piccoli, ho avuto paura che potessero essere contagiati dalla Tbc...».

All’inizio Xu Zike è stato accusato di tentato omicidio, poi l’accusa si è alleggerita in lesioni gravi, oltre al porto abusivo dell’arma (la mannaia) e la tentata estorsione (per i soldi che avrebbe dovuto dare all’operaio). «Ma io - giura Xu - non sono il suo datore di lavoro. Un mio familiare ha rilevato la precedente attività».

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