Proteste
Stiamo attenti, il pericolo non è finito
I parroci del centro storico non abbassano la guardia ma pensano ad aumentare la sorveglianza
PRATO. Il vandalo che venerdì scorso si è accanito come una furia su alcuni arredi sacri nella chiesa di S. Francesco, in Cattedrale (senza riuscirci) e, concludendo la sua giornata di follia, in San Pier Forelli, mettendo a soqquadro l'edificio religioso, si trova ora ricoverato nel reparto di psichiatria dell'ospedale S. Stefano, ma a titolo volontario decidendo quando uscire. Dunque, di fatto è a piede libero. Può tornare a girare tranquillamente per le strade di Prato. La paura dei fedeli è che possa colpire di nuovo. San Bartolomeo. Il parroco della chiesa di piazza Mercatale, don Marco Natali, parla del vandalo come di una persona che, fino a prova contraria, è un malato. «Se deve essere curato o aiutato va fatto – dice il sacerdote – Potrebbe essere anche lo stesso che a novembre ha rotto il crocifisso in S. Bartolomeo. La cosa che più mi colpisce in questa triste vicenda – sottolinea don Natali - è che ha agito a volto scoperto, quasi fosse una sfida. E non credo sia uno sprovveduto, è arrivato in Duomo dove ci sono le telecamere, sapeva benissimo che il suo viso sarebbe stato ripreso, ma ha agito lo stesso. Certo è che d'ora in poi sapendo chi è dovremo stare tutti con gli occhi più aperti, perché le chiese non possono essere chiuse». Per quanto riguarda il restauro del crocifisso ligneo al momento è tutto fermo. Ci sono state persone che si sono fatte avanti offrendo al parroco un'offerta, ognuna in base alle proprie possibilità economiche. «Stiamo aspettando il parere della Soprintendenza – dice don Marco – in attesa di capire quello che vogliono fare. Devo dire che in tanti si sono resi disponibili per aiutarci a rimediare al danno provocato; dal Comune alla Provincia ad una Fondazione bancaria oltre a molti fedeli. Da noi a differenza di San Pierino – prosegue il religioso – la situazione è risolvibile più facilmente. Anche se, come avevo già detto, sono dell'opinione che il Crocifisso dovrebbe restare così com'è a testimonianza di quanto successo, mettendo in sicurezza l'opera, magari con un vetro di protezione».
San Domenico. La paura in giro c'è, si sente, è palpabile. E si cerca di prendere quanti più rimedi possibile affinché le chiese non restino sole ma ci sia, all'interno, la presenza di fedeli che facciano da vigilanza. In San Domenico attualmente per tre giorni la settimana ci sono persone che a turnazione controllano la chiesa. Puliscono, mettono in ordine, si soffermano davanti al Tabernacolo per una preghiera ed intanto vedono chi entra. «Per lunedì sera (20 gennaio, ndr) avevamo già fissato il consiglio parrocchiale – spiega il parroco monsignor Pierluigi Milesi – ed all'ordine del giorno ho aggiunto un tema importante: quello di riuscire a essere sempre presenti in chiesa sette giorni su sette. Dopo quanto successo non c'è altra soluzione. Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) ho fatto la spola tra l'ufficio e la chiesa – conclude il monsignore – anche se qui, per fortuna, il vandalo non ha colpito. La cosa che mi auguro è che torni la calma quanto prima».
San Francesco. Nella chiesa di S. Francesco, dove il balordo ha buttato giù un'antica acquasantiera, c'è ancora il nastro segnaletico bianco e rosso che vieta di avvicinarsi all'opera d'arte che ora giace a terra. «Ci vuole una giustizia adeguata – commenta padre Matteo Lombardi, francescano dell'Immacolata, collaboratore parrocchiale – Serve una certezza della pena, così uno ci pensa due volte a quello che mette in atto. Perché altrimenti ci troviamo in mezzo ad una Babilonia, dove tutti possono fare tutto. E si può parlare di ingiustizia, non si punisce il male ed i cittadini continuano a vivere nel terrore. Quella di venerdì scorso – aggiunge padre Matteo – non è solo un'offesa ai beni artistici e religiosi ma anche alla persona. Perché le chiese sono le case dei fedeli e poi perché potrebbe esserci il rischio per l'incolumità fisica. L'occasione di questa disgrazia – termina padre Lombardi – deve servire a far riflettere a 360 gradi: dal problema della giustizia a quello delle carceri fino a quello della pena». Intanto, c'è già chi ha chiesto di voler dare il proprio aiuto economico per restaurare l'acquasantiera.
San Pier Forelli. L'edificio che ha avuto la peggio è, comunque, San Pier Forelli (ancora da quantificare i danni). Ieri mattina intorno alle 11,30 il portone della chiesa era chiuso. Davanti l'ingresso non c'erano solo cronisti ma anche delle persone che si sono palesate essere di una ditta che si occupa di impianti di sicurezza. Segno evidente che dalla parrocchia si stanno prendendo contatti per tutelarsi dopo quanto accaduto.
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