Il Tirreno

Prato

Sogno un ponte che unisca la comunità pratese e cinese

di Maria Lardara
Sogno un ponte che unisca la comunità pratese e cinese

Allieva di Dario Fo, regista teatrale, attraverso lo Spazio Compost è impegnata in un’arte che sia anche impegno civile e sociale. Dietro l’angolo incombe però un trasloco forzato

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Cinquant’anni, madre di quattro figli e una carriera accreditata come regista teatrale. Una come lei, allieva di Dario Fo e centinaia di collaborazioni nei teatri di prosa di mezza Italia, potrebbe fermarsi e adagiarsi sugli allori. Ma c’è una fiamma di impegno civile che arde nel cuore di Cristina Pezzoli, una pioggia di riccioli rossi a incorniciare la sua capigliatura. E’ accogliente l’artista quando ti apre le porte dello spazio Compost di via Santa Chiara, mentre ti versa nella tazza un infuso bollente per scaldare un po’ l’atmosfera. Dopo il tragico rogo di dicembre in via Toscana, il suo impegno si è moltiplicato, lo sguardo allungato verso orizzonti inediti per l’artista. Prima di pensare ad andare in scena, c’è da “tessere” ponti, provare a ricucire quel vulnus nel corpo di Prato che è la mancata integrazione tra la comunità pratese e cinese. In fondo, l’arte si nutre anche di impegno civile.

«A persone come me, Yang Shi e Letizia Russo (drammaturga, ndr) interessa un concetto di arte sociale che serva alla comunità. Pensiamo a Brecht e al suo esilio durante il nazismo. Artisti che attraverso la propria arte si assumevano un rischio». Ma cosa c’entrano con Prato una regista di Vigevano (Cristina Pezzoli), una drammaturga di Roma (Letizia Russo) e un attore sino-milanese come Yang Shi, altra colonna portante del Compost per le relazioni tra la comunità cinese e istituzioni italiane? Nessun scherzo del destino se un gruppo di artisti con la “A” maiuscola è approdato in questo spazio ricavato da un ex lanificio di via Santa Chiara. «L’abbiamo preso in affitto nell’agosto 2009 e, in pochi mesi, riuscimmo a portare a Prato un centinaio fra attori e drammaturghi da tutta Italia. Abitavo a Pistoia, dove fino al 2005 sono stata direttrice artistica del Manzoni, ma intanto iniziavo a innamorarmi di Prato, città difficile ma piena di conflitti. In questo spazio sono sbocciati progetti come “Sono qui perché” fra il dicembre 2011 e dicembre 2012, appuntamenti mensili al Compost sui conflitti tra cinesi e italiani». E poi c’è il progetto “Scuolasbroc” basato sul gioco d’improvvisazione (la storia di un professore che “sbrocca” davanti agli studenti con tutti i conflitti che ne derivano), pensato per gli studenti delle scuole superiori, prodotto a Prato ed esportato in altre realtà della Toscana (debutto a Montecatini con 2500 studenti, prossima tappa il 3 febbraio all’isola d’Elba e poi a Grosseto). Ma a Prato un progetto così, che vede i ragazzi recitare insieme ai professori, non è mai decollato. E qui Cristina sente il bisogno di togliersi un sassolino dalle scarpe. «Quando siamo andati a proporre il progetto all’ente competente, c’è stato risposto che non era possibile pestare i piedi al Metastasio. Non ho nulla contro il Met ma se bisogna far emergere nuovi linguaggi, non può esserci regime di monopolio in una democrazia artistica. Nella dialettica serve un minimo di parità, che non è certamente quella economica ma significa avere pari possibilità di accedere alle risorse per poter sviluppare i progetti. Al Compost lavoriamo gratuitamente, passiamo la metà dell’anno a fare grandi spettacoli nel resto d’Italia – vedi “Antigone” a Siracusa - che ci fruttano economicamente per poter mantenere questo spazio a Prato. Ci sarà pure un motivo se un nucleo artistico così importante, e oggettivamente i nostri curricula parlano chiaro, decide di prendere casa a Prato. Con il Met ci divide piazza San Marco: com’è possibile che sia venuta loro un po’ di curiosità verso i nostri laboratori e la parte multiculturale?». Dopo la lettera di requiem del Compost scritta a ottobre, Cristina lascia intendere chiaramente quanto non sia più possibile andare avanti. « Non abbiamo potuto accedere al bando delle residenze artistiche perché definiti “incatalogabili” dalla Regione per la nostra modalità di lavorare. Intanto a ottobre abbiamo fatto la disdetta dello spazio, prenderemo una decisione a fine gennaio. Se non succede niente a marzo traslocheremo: ci siamo rovinati economicamente, investendo più di 200mila euro in questi anni. Ma siamo a Prato e ci siamo accorti che, durante gli incontri di “Sono qui perché”, sollevando un tombino abbiamo scoperto non un buco, una voragine. Dopo la fiaccolata del 5 dicembre in via Toscana, la nostra attività artistica viene ritenuta preziosa per costruire dei rapporti fiduciari».

L’ultima fatica di Cristina Pezzoli è “Facewall”, progetto ideato dallo spazio Compost in collaborazione con il portale Pratosfera: 10mila bandiere da appendere alle finestre e ai balconi della città, aventi come soggetto due persone di diversa nazionalità che si frequentano quotidianamente.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web