Sicurezza
«L’ho visto giovedì Era tranquillo anche per quell’inchiesta»
Parla un amico di Lamberto Albuzzani: «Insieme avevamo fondato la sezione del Lions, mai una parola di troppo»
PRATO. L’ultima volta che l’ha visto risale a due giorni fa. Piero Ciani è l’amico di una vita di Lamberto Albuzzani, l’avvocato che venerdì sera ha sterminato la sua famiglia e poi si è ucciso.
«Ieri l’altro (giovedì ndr) ero con Lamberto – racconta Ciani – l’ho visto sereno come sempre. Aveva saputo dal Tribunale che il suo coinvolgimento all’interno della Banca era marginale, come era chiaro fin dall’inizio di questa vicenda. Fra noi c’è stato uno scambio di battute su come stavano i nostri figli e su di noi. Poi ci siamo salutati».
E’ provato Piero Ciani, quanto accaduto venerdì sera lo ha lasciato incredulo. Mai si sarebbe aspettato una tragedia simile. «Lamberto – prosegue Ciani nel ricordare l’amico - viveva a Sant’Angelo a Lecore ma la sua famiglia era originaria della Pietraia, vicino alla parrocchia di Bonistallo. Il nostro è stato un cammino duraturo e costante, ci vedevamo spesso. E i nostri percorsi si può dire che, per certi versi, siano stati abbastanza paralleli. Entrambi siamo stati tra i fondatori, trent’anni fa, del Lions club di Poggio a Caiano-Carmignano, oggi eravamo rimasti in quattro tra quelli che avevano dato vita al sodalizio. Ora, con la sua morte, il numero si è ridotto a tre. Lui avvocato, io assicuratore, spesso gli passavo delle pratiche di alcuni miei clienti. Mio figlio Cristiano, avvocato, aveva svolto il praticantato presso il suo studio legale e mia moglie, scomparsa lo scorso anno, lavorava alla scuola dove Angela (la moglie di Albuzzani, ndr) era stata in servizio. Quindi, non solo rapporti fra di noi ma anche fra le nostre consorti».
«Il ricordo che ho di Lamberto? - continua Ciani - Di una generosità unica, era accanto a chi aveva bisogno. Non riesco a capire cosa possa averlo indotto a compiere quel gesto. Forse, ma è solo una mia supposizione, nella sua mente c’era ancora quel problema di salute che a giugno 2013 lo aveva visto in sala operatoria per un intervento chirurgico. Ne era uscito bene, era guarito. Magari aveva paura, chissà. Diceva anche che sarebbe voluto ritornare a caccia, una delle sue passioni. Lamberto era introverso, difficilmente si lasciava andare. Non si scomponeva e mai dalla sua bocca è uscita una parola di troppo. Ricordo la felicità sua e di Angela quando, dopo diciassette anni di matrimonio, arrivò Marchino (Ciani chiama affettuosamente così il figlio dell’avvocato Albuzzani, ndr). Fu per loro una gioia incredibile, non se lo aspettavano ed invece ecco la nascita di quel ragazzo che hanno amato come non mai».
«Siamo stati davvero buoni amici – conclude Piero Ciani – e poi ci vedevamo con una certa regolarità. Ai meeting del Lions, ad esempio. Anche se la sua presenza ultimamente si era un po’ affievolita dopo la malattia». Anche per l’aqmico di una vita, Piero Ciani, dunque, è una tragedia inspiegabile . (a.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google