Attenzione
«Marco? Era sinonimo di una vita bella e serena»
L’amico di karate Giuseppe Guanci parla del giovane ucciso dal padre nella tragedia di Sant’Angelo
PRATO. “Marco è cresciuto nella nostra società sportiva, era l’anima del gruppo di karate ed era l’immagine della bontà e della solarità. Pensare che non potremo più vedere il suo sorriso stampato sulle labbra mi sembra impossibile”. Ha la voce tremula Salvatore Conte e non si capacita della tragedia che ha visto distrutta l’intera famiglia Albuzzani. Salvatore Conte è il dirigente della palestra “Punto sport comuni medicei” di Poggio a Caiano ma parla col cuore di amico e non di dirigente quando ricorda Marco Albuzzani, il 23enne ucciso dal padre con un colpo di arma di fuoco venerdì.

(Marco con l'amico Giuseppe Guanci dopo un allenamento)
L’uomo, l'avvocato Lamberto Albuzzani, ha ammazzato anche la moglie Maria Bellini e poi si è tolto la vita. Conte, che è stato assessore allo sport al Comune di Prato ed è delegato del comitato paraolimpico di Prato, insegna educazione fisica alla scuola media di Poggio a Caiano e dopo aver conosciuto Marco Albuzzani come alunno lo ha visto crescere all’interno del “Punto sport comuni medicei” come allievo giovanissimo della sezione karate sotto la guida di Vanni Cecconi del quale ora era assistente.
“Diventato cintura bianca – racconta Salvatore Conte – Marco aveva raggiunto i livelli superiori fino a prendere la qualifica di istruttore di base e diventando assistente del suo maestro. Era l’allenatore dei bambini più piccoli. Era un ragazzo solare, buono, allegro e di una gentilezza fuori dal comune. Così era stato educato da una famiglia altrettanto gentile, da quei genitori che lo avevano avuto in tarda età e che adoravano. E’ incomprensibile quanto successo. Il padre era una persona per bene, sempre tranquillo, davvero non riesco a capire cosa possa essere successo nella sua testa. Se penso a Marco ho subito in mente il suo sorriso. Come è possibile oggi immaginare che il nostro gruppo non lo avrà più? Stava attraversando un momento bello: da poco la laurea, felice con la sua ragazza e poi la qualifica sportiva.”

(Marco dopo l'esame di karate per ottenere il secondo dan)
E mentre racconta, Salvatore Conte continua a ripetersi come sia potuto accadere un fatto del genere, un episodio che ha sconvolto la vita di tutti perché Marco era un ragazzo che amava la vita, sereno e gioioso quando era con i suoi amici e con i compagni di sport. “E mi creda – sottolinea Conte – quando dico che Marco era la bontà e la solarità fatta persona è la pura verità. E' pazzesco che non ci sia più". Gli amici e i suoi giovani allievi sono distrutti. Il vuoto lasciato da Marco è grosso, incolmabile. Venerdì sera, quando si è consumata la tragedia, erano in corso gli allenamenti al “Punto sport comuni medicei”, ma ancora nessuno sapeva di quanto successo. Solo più tardi è arrivata la notizia che ha scosso tutti.
E’ iniziata a girare la voce, quindi è arrivata la triste conferma. “Siamo in attesa di sapere quando potremo vedere Marco – conclude Salvatore Conte – e quando saranno fissati i funerali. Vogliamo portargli il nostro ultimo saluto ed il nostro grazie”. “Sembrava avesse la strada aperta verso una vita bella e serena”. Non riesce a crederci l’architetto Giuseppe Guanci che Marco abbia potuto fare quella fine. E neanche riesce a capire come possa essere successo. “Me lo ripeto da quando ho saputo la notizia: conoscevo anche il babbo e proprio non mi faccio una ragione che abbia potuto fare una cosa del genere”. Marco era cintura nera di karate e a novembre aveva fatto e superato l’esame per il secondo dan. Anche Guanci è cintura nera ed era stato proprio in palestra tre anni fa che si erano conosciuti. Fino a diventare amici. «Ci sentivamo spesso – confida -. A Natale mi ha dato gli auguri. Io ancora non ero tornato in palestra e Marco mi raccontava quello che accadeva. Era un entusiasta di tutto: del karate, del calcio, della scuola e adesso che aveva incontrato la fidanzata era al settimo cielo. Era un ragazzo su cui potevi scommettere”. No, l’amico Giuseppe non riesce a capacitarsi. “Era la classica persona amante della vita. Che sa godersi quello che ha intorno. Sempre col sorriso”. Quel sorriso che tutti ricordano di lui e che nessuno potrà mai cancellare.

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