Il Tirreno

Prato

Lo smarrimento dei vicini «Una famiglia per bene»

Lamberto Albuzzani aveva avuto un infarto, la moglie Mariangela era stata vicepreside a Poggio, il figlio Marco si era da poco laureato

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PRATO. Non riescono a darsi spiegazioni i vicini della famiglia Albuzzani, ma l'espressione piena di sconforto stampata sui loro volti dice più di molte parole. La pioggia continua a battere incessante, ma sotto gli ombrelli si vedono tanti occhi pieni di dolore. Gli abitanti del posto continuano a ripetere tra loro che è stato un omicidio, quasi come se dovessero convincersi che sia andata proprio così, senza ancora crederci davvero. «Persone per bene - dicono tutti - non capiamo cosa possa essere successo». Solo una cosa è chiara per tutti: è una tragedia, una tragedia di quelle di cui non si vorrebbe mai trovarsi a parlare. I dettagli vengono dopo.«Abbiamo sentito dei colpi, siamo usciti, ma in un primo momento abbiamo pensato ad una rapina - racconta un altro ragazzo residente in prossimità dell'abitazione degli Albuzzani - addirittura le prime volanti sono passate oltre la casa, non trovavano neppure il posto. Non riusciamo a darci una spiegazione, siamo davvero senza parole». Ed è questo il sentimento comune, il senso di vuoto, di smarrimento. Si vorrebbe sapere, ma si ha anche paura di dover fare i conti con una realtà dura, che non avremmo mai immaginato.

«Erano persone tanto gioviali, piacevoli, ma l'avvocato era cambiato dopo l'inchiesta in cui era coinvolto con la Banca di Credito Cooperativo di Carmignano, di cui era presidente- racconta qualcuno dei presenti di fronte a quella villetta che mai si sarebbe immaginato potesse fare da sfondo ad una storia simile - aveva avuto anche un infarto ed era molto dimagrito, si vedeva che questa cosa lo aveva toccato molto». «Il figlio Marco aveva 23 anni - aggiunge qualcun altro - era un ragazzo a posto, gentilissimo, si era laureato da poco. La moglie Mariangela invece era stata vice preside alla scuola media di Poggio a Caiano. Erano diventati genitori in tarda età, ma era una famiglia tranquilla, non era mai trapelato alcun problema». La voglia di parlare, però, è poca. Si preferisce rimanere in silenzio di fronte a quel cancello chiuso da cui si vorrebbe scappasse qualche indiscrezione, qualche parola per darsi una spiegazione. Qualcuno mormora tra i denti che l'avvocato era un cacciatore, che doveva avere un fucile in casa. A Sant'Angelo a Lecore si preferisce continuare a ricordare gli Albuzzani come una famiglia felice.

Giulia Catarzi

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