Il Tirreno

Prato

«Ora non posso tirarmi indietro»

di Cristina Orsini
 «Ora non posso tirarmi indietro»

Endorsement di Renzi alla candidatura a sindaco di Biffoni in direzione nazionale. Parte l’obbedisco

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PRATO. «Ma ora come faccio a dire di no? Una dimostrazione di stima così grande davvero non me l’aspettavo». Matteo Biffoni, 38 anni, deputato Pd da uno, lascerà Roma per buttarsi a corpo morto nella competizione, che scalda i motori, per lo scranno di sindaco a Prato.

Ieri ha ricevuto quello che non si aspettava: l’endorsement niente di meno che del segretario nazionale del partito Matteo Renzi che in apertura della direzione nazionale a Roma ha parlato della candidatura di Biffoni. Un tassello che mancava e che ora c’è: «E’ una soddisfazione - ha detto Renzi - convincere un parlamentare a tornare indietro e candidarsi a sindaco». Ha proseguito affermando che per la decisione finale «è questione di ore, con Matteo lavoreremo benissimo».

Le serve altro per candidarsi ufficialmente?

«No, basta così. Anche se vorrei rispettare le forme: parlare con il segretario nazionale, con il mio segretario di Prato e ufficializzare la cosa nei luoghi deputati. Mi fa sentire meglio».

Biffoni si aspettava l’ investitura da parte di Renzi?

«No davvero, davvero. Stavo lavorando quando sono cominciati ad arrivare decine di messaggini sul mio cellulare e allora ho capito».

Che stava facendo?

«Ero in commissione giustizia alla Camera, stavo facendo il mio lavoro di parlamentare: votando il mandato ai relatori per la nuova formulazione dei reati ambientali. Quello che è successo è stato un fulmine a cile sereno. Non me l’aspettavo e l’ho gradito tantissimo».

Ora che il segretario nazionale del suo partito e suo amico l’ha indicata come candidato sindaco non credo lei possa declinare l’invito.

«Non posso, no. Ma come ho già detto, nei tempi e nei modi giusti. Per me la politica è una passione, un servizio. Ho sempre ragionato col cuore, spesso buttandolo oltre l’ostacolo. Non credo proprio di poter cominciare ora ad essere razionale: se il mio partito mi chiama io ci sono. E’ già successo: in quest’ultimo anno mi si è ribaltata la vita e forse presto accadrà di nuovo».

Le dispiace lasciare il suo lavoro di parlamentare?

«Porca miseri, da matti. Per gli appassionati di calcio è come se mi dicessero di lasciare San Siro. Ma spero di andare a giocare in un a ltro stadio altrettanto bello. Fare il sindaco di Parto alla fine non è niente male...»

Certo, se si vince. Ha paura del suo competior che quasi certamente sarà Roberto Cenni, sindaco il carica?

«Ho paura solo di ammalarmi. Scherzi a parte: rispetto ogni candidatura che il centrodestra presenterà. E se davvero toccherà a me i toni in campagna elettorale garantisco che saranno sempre pacati, perchp Prato ha bisogno di tutto tranne che di coltellate. Ci si confronterà, ci si potrà anche scontrare su idee e progetti che per forza saranno diversi, ma con civiltà. Io voglio stare a Prato e voglio bene alla mia città, non voglio nè fare nè trovare macerie a posteriori».

Come si sente?

«Sono emozionato. Ora torno a Prato. Sono sul treno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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