Sicurezza
Il cuoco pratese licenziato a sua insaputa dal ristoratore cinese
La singolare storia di Gerardo Micucci: ustionato a un piede, va in malattia e quando torna scopre che il ristorante è chiuso e che il padrone lo aveva licenziato prima dell’infortunio senza dirglielo. «Non mi rassegno, non accetto che la debba fare franca»
PRATO. E’ stato licenziato a sua insaputa, lo ha scoperto qualche mese dopo e ora dice di aver perso tutto, per colpa del suo datore di lavoro, un ristoratore cinese di Prato. È la singolare storia di un cuoco di 62 anni, Gerardo Micucci, residente a Luciana di Vernio, nell’alta Valbisenzio.
Micucci racconta una storia kafkiana iniziata nell’estate del 2012 e non ancora conclusa. «Lavoravo da 5 mesi al ristorante cinese Ponte d’Oro di via del Pesciolino a Firenze - spiega il cuoco - e mi sono bruciato un piede. Per questo sono stato alcune settimane in malattia. Quando sono tornato al ristorante, l’ho trovato chiuso, senza che il titolare mi avesse detto niente».
Ma questa era solo la prima delle sue disavventure. Micucci si è messo a cercare il ristoratore cinese, che sembrava fosse sparito nel nulla. Finalmente ha rintracciato il suo indirizzo, in via delle Magnolie a Prato, e un giorno è andato a trovarlo. «Non ero sicuro del numero civico - racconta Micucci - Mi sono fatto a piedi tutte le strade di San Giusto e finalmente ho riconosciuto la sua macchina. Non è stata una chiacchierata tranquilla».
Alla fine comunque il datore di lavoro accetta di saldare le pendenze col cuoco e stacca un assegno da 2.000 euro. Dice che ha chiuso provvisoriamente e conta di riaprire. Sembra tutto risolto, ma non è così. Quando Micucci si rivolge all’Inps e all’Inail per ottenere un assegno di mobilità e un risarcimento per l’infortunio patito scopre che non ha diritto a niente perché al momento dell’infortunio risultava già licenziato. Scopre insomma che il 25 luglio 2012 (proprio il giorno del suo compleanno), ancora prima di farsi male, il suo datore di lavoro aveva spedito una lettera di licenziamento. Micucci sospetta che abbia falsificato la sua firma, ma non ha le prove, perché quella lettera nessuno gliela vuol dare, nemmeno il commercialista del ristoratore cinese.
«Ho fatto il giro delle sette chiese - racconta sconsolato il cuoco di Luciana - Sono andato all’Inps, all’Inail, dai carabinieri, ho chiamato il ministero del Lavoro (dicono che gli interessano solo i cassintegrati). Quelli dell’Inail dicono che senza la denuncia del titolare del ristorante non mi spetta nessun risarcimento. Ma io non mi rassegno. Non mi va giù che questo la debba fare franca, volevo anche andare a protestare al Consolato cinese di Firenze...». La srl del ristorante intanto è ancora attiva, ma il ristorante è chiuso e il cuoco è rimasto col cerino in mano.
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