Il Tirreno

Prato

Ha la tbc ma l’Asl non se ne accorge

di Carlo Bartoli
Ha la tbc ma l’Asl non se ne accorge

La drammatica storia di un ragazzo di 16 anni di Prato che frequenta l’alberghiero a Montecatini raccontata dalla madre

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PRATO. Uno studente pratese è stato ricoverato al Meyer per tubercolosi. Dopo alcuni accertamenti effettuati a Prato, la famiglia si è rivolta direttamente a Firenze e il ragazzo, che accusava sintomi preoccupanti, è stato ricoverato d'urgenza. Sottoposto, sia pure in ritardo, alle cure appropriate, adesso è fuori pericolo anche se, ora, a temere sono i suoi compagni di scuola e gli amici, che sono stati sottoposti al test.

Scuola, parenti e amici sottoposti al test. Il ragazzo frequenta infatti l’istituto alberghiero «Ferdinando Martini» a Montecatini e dopo che è stato accertato che il forte malessere accusato era provocato dalla tbc, le Asl di Pistoia e Prato hanno deciso di effettuare un controllo su studenti e professori.

Sono state prese tre classi, in totale 103 studenti ed un numero imprecisato di insegnanti. Per tutti è stato deciso di praticare il test. Al momento l'esame è stato portato a termine su 30 studenti. Anche i familiari, i parenti e gli amici pratesi del ragazzo sono stati sottoposti alla mantoux nei primi giorni di gennaio, nonostante che i primi sintomi della malattia si siano manifestati, come testimonia la madre, già a metà dicembre.

L'odissea del ragazzo. Adesso, dopo una ventina di giorni di ricovero a Firenze, dove era stato condotto dai genitori non convinti della bontà dell'assistenza ricevuta al nuovo ospedale di Prato, il ragazzo sta meglio, anche se il tempo di guarigione completa sarà forzatamente più lungo. A denunciare il caso la madre del ragazzo: «I fatti - spiega - risalgono al 13 dicembre 2013, quando mio figlio che frequenta il secondo anno all'Istituto alberghiero di Montecatini, torna a casa da scuola dicendomi che sul treno a causa di un colpo di tosse gli era uscito del sangue dalla bocca. Inizialmente non ho dato peso alla cosa perchè pensavo che avesse qualche capillare rotto nel naso, ma poi con altri colpi di tosse ha buttato fuori molto sangue, a quel punto siamo andati al pronto soccorso dell'ospedale nuovo di Prato».

Al pronto soccorso. Al pronto soccorso, il ragazzo viene sottoposto a una visita sommaria dal medico di turno (gola e naso) e successivamente, racconta la madre, «veniamo mandati dall'otorino, nel frattempo il medico si era già preoccupata di chiudere la pratica di pronto soccorso. La visita dell'otorino ha dato esiti negativi: non c'erano lesioni nè al naso nè in gola, e il medico mi ha consigliato di tornare in pronto soccorso e far ascoltare i polmoni di mio figlio. Ho contattato anche il medico di famiglia che mi ha consigliato di far fare un radiografia al torace, torno al pronto soccorso dopo varie insistenze riesco ad ottenere una radiografia».

Il nuovo controllo. Eseguita la radiografia, prosegue la madre, «sono arrivati i medici che mi hanno detto che sospettavano una polmonite, ma anche un possibile contagio di qualche battero tipo la legionella e il pneumococco. I risultati hanno dato esito negativo, ma mio figlio è stato comunque ricoverato per una notte. Gli hanno somministrato degli antibiotici. Nonostante questo, continuava a vomitare sangue e sono state inutili le mie insistenze per ottenere un esame dell'escreto».

Le dimissioni e gli esami al Meyer. Il giorno successivo, il 14 dicembre, il ragazzo e stato dimesso con diagnosi di polmonite medio basale, con una cura di antibiotici a casa e una visita infettivologiga ed eventuale mantoux da fare da esterni per l'8 gennaio 2014. «Tornati a casa, abbiamo constatato che mio figlio non stava bene, continuava ad avere perdite di sangue dalla bocca e il 18 dicembre lo abbiamo portato al Meyer a Firenze, dove gli è stato immediatamente fatto un prelievo e la mantoux e l'esame dell'escreato. Due giorni più tardi, torniamo per avere i risultati e apprendiamo che la mantoux era positiva alla Tbc. A mio figlio viene praticata subito una Tac da cui risulta che ha i polmoni molto compromessi».

Il ricovero d'urgenza. Scatta il ricovero immediato a cui seguono venti giorni di degenza in isolamento perché il ragazzo era altamente infettivo. La madre, oltre alla mancata comprensione di un caso così grave, lamenta un'altra grave pecca.

«Altra negligenza da parte della Asl di Prato - afferma - è la mancata comunicazione alla scuola del caso, loro sapevano tutto perchè mi hanno contattato dopo la denuncia da parte dell'ufficio igiene di Firenze e io ho spiegato loro tutta la storia, indicando quale scuola frequentava mio figlio, ma se non ero io stessa a chiamare la scuola nessuno avrebbe saputo niente a Montecatini».

Le conseguenze. La madre del ragazzo sta preparando un esposto da inviare al direttore generale, «perché - afferma - certe cose non possono accadere». La donna sta valutando anche l'opportunità di avviare una causa legale. «Ho voluto rendere nota solo adesso la storia - tiene a precisare - innanzitutto perchè volevo che mio figlio guarisse e fossimo tutti più tranquilli e poi perchè ho fatto una denuncia contro la Asl di Prato. Se non era per i medici del Meyer che sono stati non dico fantastici ma di più non so come poteva andare a finire la storia di mio figlio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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