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Caso di Tbc, la mamma accusa: l'Asl racconta frottole
La donna di Prato nega che l'Asl abbia avvisato la scuola di suo figlio: ho parlato col preside il 7 gennaio, è caduto dalle nuvole
PRATO. La mamma del ragazzo di 16 anni malato di Tbc, infezione non riscontrata a Prato e diagnostica invece al Mayery di Firenze, proprio non ci sta «a passare da quella - afferma - che crea allarme ingiustificato. La ricostruzione fatta dalla Asl 4 di Prato è totalmente campata in aria».
Secondo la donna, il cui figlio frequenta l’istituto alberghiero di Montecatini, non è vero che genitori e amici del giovane siano stati chiamati all’ospedale di Prato il 27 dicembre e non è vero che l’Asl abbia fatto in modo di avvertire la scuola.
«Il 27 dicembre (il giovane dal 18 era ricoverato a Firenze ndr) mi ha telefonato l’Asl di Prato - racconta la mamma - convocando per il 13 gennaio, ovvero solo quattro giorni fa , i nonni di mio figlio e alcuni amici, quelli che frequenta più spesso, perché si sottoponessero al test Mantoux» . Che effettivamente è stato fatto ai parenti del sedicenne e agli amici assieme a un’altra trentina di persone suddivise in due scaglioni.
Secondo l’Asl di Prato, la segnalazione del caso di tubercolosi sarebbe arrivata a Prato dal Mayer, il 24 dicembre. Trascorsi i giorni di Natale sarebbero iniziate le verifiche che invece, secondo la mamma del ragazzo malato, sarebbero avvenuto ben più tardi . E’ anche vero che, come ha spiegato il dirigente dell’Ufficio di igiene Luigi Ricci «i test per la Tbc possono essere fatti anche dopo alcuni giorni. Se si fosse trattato di meningite saremmo andati a cercare i soggetti anche a teatro».
Insomma, secondo l’Asl i tempi sono stati consoni, secondo la madre del ragazzo, troppo lunghi. Ma c’è un altra affermazione che ha mandato su tutte le furie la donna e riguarda l’allarme alla scuola.
«Io - afferma - ho avvertito la scuola il 7 gennaio. Nessuno sapeva nulla. Ho telefonato al preside - racconta la mamma - per dirgli che mio figlio non sarebbe rientrato a scuola, appunto per ché ancora malato. Credevo che il preside sapesse già tutto, che fosse stato avvertito o dall’Asl di Prato o da quella di Pistoia. Invece è caduto dalle nuvole. In quel momento, solo dopo la mia telefonata, si è messa in moto la macchina dei controlli ma perché il preside si è immediatamente messo in moto».
Evidentemente il “passa parola” che secondo l’Asl di Prato avrebbe funzionato a dovere, ha invece fatto cilecca. «Mi stupisco - conclude la donna - di queste affermazioni su un caso tanto serio come è quello di mio figlio. Stava per morire ma a Prato nessuno se ne è accorto. Almeno - aggiunge - sarebbe il caso di fare attenzione a quel che si dice».
Il figlio della donna sta meglio ma non può ancora tornare a scuola: «E’ troppo debole - conclude - potrebbe riammalarsi».
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