Finanza
Buon compleanno Francesco Nuti. Non sei solo
Disabile pratese scrive all’attore e regista chiedendo che la sua festa serva ad attirare l’attenzione sul problema sulla solitudine degli “handicappati”
PRATO. Da pratese a pratese. Da disabile a disabile. Perché Alessandro non è famoso come di Francesco ma può comprendere il suo senso di solitudine , quello del “diversamente abile”. «Ma il significato di handicappato non cambia», come racconta Alessandro Sernissi con quel pizzico d'ironia con cui condisce la lettera inviata in redazione. Una lettera-sfogo, un invito a riflettere sulle conseguenze dell’handicap che emargina anche i personaggi più famosi, prendendo spunto dalla notizia che il 15 maggio si terrà al Mandela Forum di Firenze lo show “Buon compleanno Francesco Nuti”. Un modo per dire “caro Francesco, non sei da solo”.
L’attestato d’affetto arriva da un cittadino pratese, Francesco Sernissi, colpito da un’emiparesi all’arto sinistro fin da bambino. «Ma nella sfortuna ho avuto la fortuna di diplomarmi in ragionerie, di farmi una famiglia con una moglie e un figlio. A me è andata decisamente meglio di Francesco, sono autosufficiente ma se dimenticano chi è famoso (motivo dello sfogo amaro del fratello Giovanni Nuti a Natale per i mancati auguri a Francesco, ndr), figurarsi con chi non ha un nome. Per questo ho scelto di fare politica fin da ragazzo iscrivendomi all’allora Fgci e ora nel Pd per dare voce alle persone con handicap che non possono difendersi. Spero che l’iniziativa “Buon Compleanno Francesco Nuti” con Conti, Masini, Panariello e Pieraccioni possa essere utile ad alzare il velo sul dramma dell’esclusione legato al tema dell’handicap, troppe volte dimenticato nel nostro Paese». Alessandro è affezionato a tutti i film di Nuti, in particolare il preferito “Il signor Quindicipalle” che fa parte dei ricordi di gioventù. «Il problema nasce quando ci si alza la mattina normali e si va a letto diversamente abili, per i motivi più disparati come incidenti o malattia: le persone non sono attrezzate per affrontare il problema, sperando sempre che tocchi a qualcun altro. Francesco è il simbolo di una generazione e ora vive un momento difficile della sua vita. Non è da solo, da pratese che capisce la sua situazione voglio comunicargli il mio affetto. A maggio vorrei vedere altri “toscanacci” tra il pubblico, ovvero Enrico Letta e Matteo Renzi, non da invitati ma pagando il biglietto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
