Il dolore
Sgarbi al Pecci? Un’idea che inquieta
Per Veronesi, Luconi, Cavicchi, Giusti, Betti e Sanesi il personaggio vale ma spesso non è facilmente gestibile
PRATO. Alcuni lo temono per certe sue intemperanze, altri ne riconoscono l’oggettiva capacità di apportare visibilità ma magari ci penserebbero due volte prima di affidargli un incarico così delicato. Con uno come Vittorio Sgarbi, forse, non ci sono vie di mezzo: o lo ami o lo odi. Un ciclone che irrompe sulla scena di Prato e del futuro centro Pecci, con tutto il suo strascico di dubbi e perplessità.
SONDAGGIO: VITTORIO SGARBI, IL NOME GIUSTO PER IL PECCI?
Fa discutere in città la sua corsa per la poltrona di direttore del centro di arte contemporanea (leggi il suo intervento), con tanto di domanda di adesione al bando internazionale predisposto per individuare la nuova figura. Lucida l’analisi dello scrittore Sandro Veronesi, una delle teste pensanti più brillanti di questa città. «Se il sistema culturale è quello che abbiamo in Italia ed è lo stesso che sta facendo crollare Pompei, ovvero in mano a burocrati e funzionari senza competenze specifiche, si può mandare anche un nome come Sgarbi a dirigere il Pecci ma finirebbe con il dare le dimissioni dopo poco tempo. Non è un problema di nome, appunto, ma di pensare a cambiare un sistema che non funziona alla radice. La presenza di Sgarbi, al massimo, si potrà giudicare sulle scelte artistiche ma la macchina Pecci dovrà funzionare, altrimenti la scelta di un personaggio di dichiarata fama può rivelarsi solo una manovra autopromozionale. Detto questo, Sgarbi è uno dei più brillanti critici d’arte ma quella di politico - e un direttore artistico deve affrontare scelte politiche - non mi pare la sua migliore qualità».
Chi ha avuto occasione di conoscere Sgarbi sei anni fa è Massimo Luconi, oggi direttore organizzativo del Metastasio, all’epoca dietro la macchina da presa per girare uno spot televisivo sulla marca di zucchero “Eridania” avente come testimonial proprio Sgarbi. «Forse per il Pecci da rilanciare dopo anni di lavori, con una nuova gestione e inserito in un tessuto di relazioni con il territorio, servirebbe meno la figura di un critico d’arte e più una personalità con la visione organica di un grande museo. Sgarbi ha un grande spessore ma penso che non abbia le caratteristiche idonee per il rilancio e sviluppo del Pecci».
Preoccupato che tutto questo gran parlare da giorni di Sgarbi possa influire sulla valutazione della commissione d’esame è il presidente dell’Unione industriali, nonché del Museo del Tessuto, Andrea Cavicchi. «Non sarebbe corretto nei confronti degli altri candidati . Ad ogni modo uno come Sgarbi può avere pregi e difetti. Potrebbe portare tanta visibilità e boom di visitatori al Pecci ma potrebbe essere un direttore artistico troppo ingombrante e poco gestibile». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Luca Giusti, presidente della Camera di commercio. «Sul breve termine può essere prezioso per far conoscere la realtà del Pecci a livello nazionale e internazionale: poi però un museo deve essere gestito. Il suo modo di fare, diciamo, può avere delle controindicazioni». E se per Roberta Betti, numero uno del Politeama, «la visibilità del personaggio può fare bene all’immagine del Pecci», per Irene Sanesi, commercialista esperta in economia della cultura, «Sgarbi potrebbe essere un ottimo direttore con alcune condizioni oggettive, in primis la presenza sul territorio e la costruzioni di relazioni verso l’interno dove il museo è nato».
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