Proteste
Sara e Imad, il caso del 2011 è chiuso ma non è risolto
PRATO. Il caso è chiuso, ma non è risolto. La morte di Sara Baldi e Imad Merouane, i cui corpi senza vita furono trovati in un lago di sangue la mattina del 26 luglio 2011 nella casa dove vivevano,...
PRATO. Il caso è chiuso, ma non è risolto. La morte di Sara Baldi e Imad Merouane, i cui corpi senza vita furono trovati in un lago di sangue la mattina del 26 luglio 2011 nella casa dove vivevano, in via Ariosto, sarà archiviata come omicidio-suicidio, ma più di due anni di indagini condotte dal sostituto procuratore Eligio Paolini non sono stati sufficienti per trovare elementi certi a sostegno di questa ipotesi. Elementi, cioè, che potessero fugare tutti i dubbi cresciuti intorno a questa terribile storia.
Non sembra un caso, insomma, che il sostituto Paolini abbia chiesto al giudice per le indagini preliminari un’archiviazione contro ignoti. Una soluzione formalmente corretta, perché non si può indagare chi è già morto (Imad Merouane), ma che in via del tutto teorica potrebbe portare alla riapertura del caso se dovessero emergere nuovi elementi.
Fin dall’inizio la Procura non ha nascosto una certa irritazione per l’atteggiamento poco collaborativo del padre di Sara, Roberto Baldi, che è stato indagato per aver spostato dall’appartamento di via Ariosto un paio di fucili, tra cui quello usato per l’omicidio, senza avvertire subito i carabinieri. E’ questo uno dei punti più controversi nella ricostruzione della tragedia. Il 5 agosto 2011 Baldi raccontò al Tirreno di aver spostato i suoi fucili da caccia su consiglio della madre, che vive a piano terra, perché lui aveva cambiato residenza e le armi non potevano stare nella casa della figlia. Disse di averlo fatto quando ancora non si sapeva che Sara era stata uccisa con un colpo di fucile. E disse di aver trovato le armi sul letto della stanza accanto a quella dove furono trovati i cadaveri. Un particolare che è sembrato inspiegabile fino ai risultati dell’autopsia compiuta dal dottor Albertacci. Secondo il medico legale, Imad sarebbe rimasto in vita alcuni minuti prima di accasciarsi accanto al corpo di Sara, e dunque i fucili potevano stare in una stanza diversa e le tracce di sangue trovate lontano dai corpi sarebbero state lasciate dallo stesso Imad, che si inferse delle coltellate dopo aver sparato a Sara e contro se stesso, senza uccidersi immediatamente.
Anche Roberto Baldi è stato sottoposto all’esame dello stub per capire se aveva sparato ma i risultati dell’esame non sono finiti nel fascicolo d’indagine perché la Procura è convinta che il padre non c’entri.
Un ultimo particolare ancora senza apparente spiegazione è come abbiano fatto gli occupanti degli appartamenti adiacenti a quello di Sara e Imad a non sentire i due colpi di fucile, nel silenzio di una notte di luglio.
Paolo Nencioni
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