Il dolore
Mille firme contro lo stop del Pam alla Querce
Fila al banchetto organizzato dal candidato sindaco Pd Tripodi: «Proprietà troppo frettolosa». Incognita sul futuro dei lavoratori, la protesta dei clienti
PRATO. Sono mille le firme raccolte da Simone Tripodi, candidato sindaco alle primarie del Pd, per scongiurare la chiusura del punto vendita Pam alla Querce. «La proprietà è stata frettolosa – spiega – si sarebbe potuto trovare una soluzione diversa magari suddividendo il fabbricato in due parti, una per la vendita di generi alimentari e l'altra destinata a servizi anche sanitari. Penso ad esempio alla gestione del punto Cup per Asl. Così si sarebbero salvati posti di lavoro e continuato a fornire un servizio essenziale». La raccolta di firme è stata molto partecipata: alle 11,30 dopo soltanto un'ora se ne erano raccolte oltre 200, addirittura si è organizzato una raccolta porta a porta che durerà per tutta la settimana. Intanto nessuna novità sul futuro dei 15 lavoratori. «E' stato fissato un incontro per mercoledì prossimo – spiega Alberto Santini Filcams Cgil - ma è un primo appuntamento ne seguiranno altri per fare chiarezza e capire meglio la situazione. Per ora ci è stato detto che il bilancio dell'attività era in perdita. Quando è subentrata Pam a Gm il saldo negativo era di 170 mila euro, dopo 18 mesi è salito a 340 mila». Secondo invece le stime del personale non c'è deficit, la media settimanale è di incasso è 80 mila euro. Resta ovviamente alta la preoccupazione dei lavoratori, molti si trovano in una situazione paradossale per cui mancherebbe soltanto un anno per arrivare alla pensione. «In tanta amarezza – spiega Stefano Rafanelli responsabile della gastronomia – abbiamo il conforto e la solidarietà dei nostri clienti, in tanti sono tornati a firmare accompagnati da parenti e amici». Del resto il rapporto che si era instaurato era decisamente familiare. «Persone anziane o con problemi fisici – continua Rafanelli - alle volte ci chiedevano finito il nostro turno di portargli a casa la spesa. Un servizio che abbiamo fatto molto volentieri». La chiusura del negozio viene mal digerita da tutti, anche da chi si può muovere con la macchina. «Ho la patente e posso muovermi liberamente – spiega una cliente – ma arrivare a Prato da Calenzano ha un costo in più che in questo momento può incidere sul mio ristretto budget». Anche chi volesse utilizzare un mezzo pubblico deve fare i conti con 5 euro di biglietto, due autobus da prendere e una grande fatica nel rifare il percorso a ritroso carichi per la spesa fatta. «Quando qui chiuderà la Pam – racconta una cliente – per avere un pezzo di carne dovremo arrivare a Prato, ha anche chiuso la macelleria alle Macine inoltre alla Querce c'è un solo ortolano».
Gli abitanti richiedono servizi: «Capisco che le spese di gestione sono tante – spiega un abitante- ma si poteva anche pensare a una riduzione degli spazi e contemporaneamente all'apertura di una rosticceria o di una tabaccheria. Del resto lo spazio non manca e neppure il parcheggio».
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