Il Tirreno

Prato

Sgarbi, contro di me troppe menzogne

di Vittorio Sgarbi
Sgarbi, contro di me troppe menzogne

Prato, un intervento del critico d'arte che risponde alle polemiche sulla sua candidatura alla direzione del Pecci

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Circolano, come sempre, menzogne, anche sgradevoli, rispetto a una realtà documentabile, che si palleggiano fra giornali e web. Nessuna sorpresa. Non ho mai "negato qualsiasi interesse per il Pecci". Semplicemente nessuno mi ha mai proposto di dirigerlo. Quando mi è stato chiesto, ho valutato l'opportunità di partecipare al concorso.

Per il resto al di là delle diverse linee direttoriali, ho sempre dichiarato la straordinaria importanza e il mio interesse per il Museo Pecci, di cui ho sottolineato il primato, insieme a Rivoli, tra i musei di arte contemporanea. Anche per questo, siccome il contemporaneo non è né univoco né prestabilito, trovo sorprendente la "sorpresa" di chi mi vede su "sponde decisamente lontane da quelle immaginabili al Pecci".

E' questa la vera "malattia", considerato che io sono allievo di Francesco Arcangeli, illustre storico dell'arte che, come Roberto Longhi, che si muoveva tra Cimabue e Morandi, riteneva che l'arte sia una sola, e che tutta l'arte sia contemporanea. Sull'argomento ho scritto un libro, "L'arte è contemporanea" e, con principi assolutamente autonomi, ho curato il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011.

Non c'è un destino né scritto né prescritto per il Museo Pecci, e sembra una forma di pregiudizio leggere che "...è difficile immaginare il Vittorio nazionale alla testa di un'istituzione spinta sulla sperimentazione e sulla ricerca, che comunque hanno spesso caratterizzato il museo toscano». Se qualcuno è considerato "in linea", io non sono "in linea". Qualcuno può pensare, a proposito dell'arte contemporanea, che Bacon fosse "in linea" ? Infine, sempre ripetendo falsità, una lettrice  in un commento sul sito internet de "Il Tirreno" scrive, di me, malignamente: "Ora che è rimasto senza lavoro..." Io non sono rimasto "senza lavoro", ho sempre lavorato, scrivo libri, scrivo sui giornali, ho una rubrica d'arte sul "Corriere della Sera", curo mostre con continuità.

Infine, non sono un politico, sono uno storico dell'arte che ha fatto anche il deputato, il sindaco, come d'altra parte fece il più famoso storico dell'arte del secolo scorso, Giulio Carlo Argan. Signora, si documenti e rifletta. Aggiungo che, se qualcuno non mi ritenesse "in linea", non avrei, con un presunto dogma del museo Pecci, alcuna difficoltà a ritirarmi.Ci sono molti "in linea", sia culturale che politica.
 

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