Il Tirreno

Prato

Da Carbonin a Prato, sapore di montagna

di Martina Altigeri
Da Carbonin a Prato, sapore di montagna

Da Biffoni a don Massimo, i ricordi dei pratesi che sono cresciuti sulle Dolomiti

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PRATO. Un’esperienza unica, immersi nella natura e circondati dall’amicizia. Tutto questo è Carbonin, a metà strada tra Dobbiaco e Cortina, tappa indimenticabile nei ricordi degli adulti di oggi che, da adolescenti, partecipavano ai campi giovanili e per le famiglie organizzati dall’Azione Cattolica nelle strutture della diocesi di Prato. E c’è chi ancora adesso non ha smesso di fare quelle vacanze e ogni anno propone nuovi soggiorni estivi nell’affascinante località dolomitica.

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Su Facebook è addirittura nato il gruppo “Carbonin e dintorni” con l’ambizione di riunire e, magari far incontrare di nuovo, le decine e centinaia di ragazzi che tra quelle montagne hanno trascorso indimenticabili vacanze. C’è chi associa il ricordo alle spettacolari escursioni fino ai rifugi, chi alle mangiate abbondanti che si facevano nelle strutture del Croda Rossa e Santa Caterina, chi addirittura all’amore, sbocciato in quelle giornate di luglio. Carbonin ha segnato e, per molti versi, continua a segnare la vita e l’esperienza giovanile di tanti pratesi.

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L’amministratrice del gruppo è Ilaria Camici, oggi mamma e lavoratrice quarantenne. «Ho dei bellissimi ricordi di quelle estati passate in montagna – rammenta – Ci sono andata da quando avevo quindici anni fino ai venti, prima partecipavo al gruppo giovani poi cominciai ad andarci anche con la famiglia. Ricordo di aver fatto lì anche periodi di servizio, davo una mano in cucina o in sala, un’opportunità che mi permetteva così di pagarmi le vacanze. Difficile dire cosa fosse davvero Carbonin, per me rappresentava un ambiente sereno, al di fuori della realtà, che ti permetteva di unire il divertimento ad un cammino di fede».

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Anche Francesco Risaliti, oggi capogruppo scout del Prato 1 a San Paolo, ha partecipato per vari anni alle vacanze fra quelle montagne. «Per me Carbonin è stato un fortissimo luogo di crescita negli anni dal 1987 al 1995. Vi sono andato a fare i campi con l'Azione Cattolica, associazione con la quale ho fortificato il mio percorso di fede, e vi sono andato a far servizio come cameriere, a far pulizie domestiche e aiuto in cucina. E’ stata un’esperienza di maturazione relazionale. Sono stati giorni passati insieme nella gioia e nella fatica, due cose che insieme alla forza e all’energia fanno crescere le persone. L'altra ricchezza sta nel luogo, lì ci sono aria e posti magici».

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Anche  Matteo Biffoni da piccolo ha preso parte a quelle gite alpine e ha condiviso giorni di divertimento e allegria con tanti altri ragazzi. «Mi ricordo bene quelle vacanze, sono state anche le prime che ho fatto senza i genitori. Eri da solo e ti dovevi organizzare la valigina, i vestiti, per la prima volta decidevi tu se cambiarti. Ti sembrava un’avventura meravigliosa perché eri lontano da casa e questo ti faceva sentire un po’ più grande. E’ un’emozione che ti rimane dentro, sottopelle. Ricordo le camerate dove dormivamo, ma anche i dopo cena in cui si facevano giochi di gruppo e io mi divertivo un sacco.

Mai luogo fu più galeotto per l’architetto Ivano Cappelli e consorte che proprio tra quelle montagne e quei paesaggi mozzafiato si sono conosciuti e innamorati. «Tutti mi conoscevano col soprannome di “zampirone” perché temevo tafani e zanzare – ricorda con un sorriso Cappelli – Ho trascorso lassù le estati dal 1990 al 1992 e l’ultimo anno è stato per me quello fatidico. Facevo servizio in cucina e ai tavoli, quella era l’occasione per farti la vacanza perché ti pagavano anche un po’. Poi rimasi dei giorni successivamente e presi parte proprio al gruppo giovani ed è lì che conobbi Lucia. C’erano il divertimento ma anche occasioni di riflessione e di preghiera. Mi viene in mente la cuoca, severissima in cucina che ti faceva rigare dritto».

C’è però un pratese affezionato che da trentacinque anni frequenta Carbonin in maniera continuativa. Si tratta del parroco di Cafaggio, don Massimo Malinconi, appassionato e entusiasta animatore dei gruppi giovanili. «Ho un attaccamento particolare a quel luogo, è un ambiente isolato immerso in una natura di una bellezza unica e poi il rapporto di amicizia che nasce con gli altri. Per il prossimo campo estivo di luglio si sono già candidati venticinque giovani – conferma – E’ un esperienza che piace e, di anno in anno, sono tanti coloro che vogliono partecipare».

 

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