Finanza
«Non seppe prevedere un suicidio»
Medico a giudizio per omicidio colposo: una donna chiese di essere ricoverata, le fu dato un calmante e si uccise
PRATO. Può un medico prevedere e prevenire un suicidio? E nel caso, lo si può condannare per omicidio colposo se un suo assistito ha deciso di togliersi la vita? Sono due domande terribili quelle a cui è chiamato a rispondere il giudice Massimiliano Signorini, nel processo che vede come imputato il dottor Marco Sarchielli, all’epoca dei fatti in servizio al Dipartimento di salute mentale dell’Asl 4.
Il drammatico episodio che ha dato origine al processo è il suicidio di Vania Balducci, la mattina del 9 settembre 2009. Quel giorno Vania, che aveva 36 anni, si tolse la vita lasciandosi cadere dalla finestra della sua abitazione di via delle Badie. Il padre era uscito a portare fuori il cane e il corpo fu trovato poco dopo, ormai privo di vita.
Un suicidio come tanti, purtroppo, se non fosse che poche ore prima, durante la notte, Vania aveva chiesto al padre di accompagnarla in ospedale. Da vent’anni soffriva di schizofrenia e qualche settimana prima, senza dire niente a nessuno, aveva smesso di prendere i farmaci che le avevano prescritto. Sentiva delle voci, aveva detto, e voleva scacciarle. Ai primi di settembre si era resa conto di aver bisogno di aiuto e aveva fissato una visita col medico curante per il 3, ma la situazione era precipitata nel giro di poche ore. La sera del 1° settembre Vania stava male, fece la valigia e chiese al padre di portarla in ospedale. Voleva ricominciare a prendere i farmaci, ma voleva che fosse un medico a prescriverli. E voleva essere ricoverata. Quella notte il medico curante non c’era e la donna fu inviata al medico di turno, il dottor Sarchielli, che ebbe un colloquio con Vania e le somministrò un calmante. Il medico non ritenne che fosse necessario un ricovero, così Vania tornò a casa. Poche ore dopo la tragedia.
Il processo ha avuto origine dalla denuncia presentata dai genitori della donna contro il medico, ora imputato per omicidio colposo al termine di un’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Laura Canovai. Un caso evidentemente controverso, che verrà deciso dalle perizie. Ieri il giudice Signorini ha incaricato il professor Stefano Ferracuti di consegnare una relazione entro 60 giorni. Il perito dovrà dire quali misure poteva adottare il medico dell’ospedale per evitare il suicidio. Il difensore dell’imputato, Simone Zani, ha nominato un altro consulente, Gianfranco Placidi, mentre i consulenti delle parti civili (i genitori), rappresentate da Zelia Bossi e Paola Ghelli hanno già concluso sfavorevolmente all’imputato. Il giudice ha rinviato per la discussione alla fine di marzo.
Già un mese dopo la morte della figlia, il padre di Vania aveva sfogato il proprio dolore raccontando la sua storia su un blog che è diventato il luogo della memoria per tutti coloro che hanno conosciuto Vania Balducci quando era in vita. Ci sono poesie, c’è il racconto di quella brutta mattina in cui il padre scoprì che la figlia si era uccisa, ma c’è soprattutto una parte della corrispondenza intercorsa tra i genitori e i medici curanti della donna, quando ancora la situazione non era precipitata. Una protesta civile di un padre e una madre che hanno combattuto per venti anni col male della figlia e avrebbero voluto un impegno maggiore da parte dei medici.
Paolo Nencioni
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