Il Tirreno

Prato

Fece arrestare il marito, ora ritratta e chiede di tornare con lui

di Paolo Nencioni
Fece arrestare il marito, ora ritratta e chiede di tornare con lui

La donna marocchina lo aveva accusato di averla segregata in casa per più di un anno. Il processo è diventato un caso per la comunità musulmana di Prato. L’agenzia dell’imam ha pagato il biglietto per far tornare la moglie in Marocco

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. "Scusi signor giudice, sono stanca, posso tornare a casa da mio marito?". Si è conclusa così, apparentemente a sorpresa, l'udienza del processo che vede imputato il marocchino Kamal Adil per violenza sessuale, sequestro di persona e maltrattamenti nei confronti della moglie. La stessa moglie che, dopo aver raccontato alla polizia di essere stata chiusa in casa per più di un anno col figlio piccolo, in via Argonne, ora chiede di tornare insieme al suo presunto aguzzino. Nell'ottobre del 2012 lo fece arrestare, oggi sono stati visti andare via insieme dal Tribunale.

Sorpresa relativa perché già nell'incidente probatorio la donna, 26 anni, aveva ritrattato quasi tutte le accuse. E oggi ha confermato la ritrattazione di fronte al Tribunale presieduto da Ettore Nicotra, che le ha detto di tornare pure a casa dal marito.

Caso chiuso, dunque? Non proprio. Perché intorno al processo a Kamal Adil si agitano un sacco di interessi, soprattutto religiosi. Appena ha potuto, dopo l'arresto, il marito ha chiamato al telefono la moglie e le ha chiesto di ritirare le accuse per non fargli perdere la residenza. La polizia lo intercettava, e per questo è finito di nuovo dentro. Ma dietro al marito c'è una comunità, quella dei musulmani di Prato, che del processo ha fatto un caso. L'imam della moschea di via dei Gherardacci ha più volte incontrato i difensori dell'imputato, Costanza Malerba e Federico Febbo, per sostenere la causa di Adil.

E non è un caso che il biglietto aereo per andare in Marocco, la scorsa estate, sia stato pagato alla moglie di Adil dall'agenzia di viaggi controllata dall'imam. Lo ha scoperto il pubblico ministero Lorenzo Gestri facendo perquisire l'agenzia. In udienza l’avvocato Febbo ha esibito tre lettere che la moglie ha scritto all’imputato a dicembre. Gli dice che le manca e chiede perché lui non si fa vivo. Il Tribunale ha acquisito le missive.

È un fatto che un anno e mezzo fa, di fronte allo stesso Gestri, la giovane marocchina abbia mosso accuse circostanziate al marito, poi riscontrate in telefonate intercettate dalla polizia. La donna parlava con un’amica e le diceva che aveva raccontato la verità. Accuse che nessuno l'ha obbligata a fare. Ed è un fatto che a distanza di mesi, dopo aver subìto qualche pressione, quantomeno psicologica, la moglie abbia decisamente cambiato rotta. Per questo il pubblico ministero chiederà l'acquisizione al processo di quei primi interrogatori. Intanto il Tribunale ha rinviato a febbraio.

Per contattare l'autore dell'articolo potete scrivere a p.nencioni@iltirreno.it

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa