Sicurezza
Il professor Cantini contro i vertici Asl
«Coinvolgermi nello sfogo della dottoressa Niccoli serve solo a mascherare le criticità che esistono nel nuovo ospedale»
PRATO. Cresce la polemica sull’assenza di stanze per i medici che prestano servizio di guardia all’ospedale Santo Stefano. Dopo la denuncia della dottoressa Niccoli e la replica della direttrice sanitaria Simona Carli, a intervenire è il professor Fabrizio Cantini, direttore dell’unità operativa di Reumatologia «Ho letto l'intervento della dottoressa Carli - scrive Fabrizio Cantini - e francamente la prima cosa che balza all'occhio è il coinvolgimento della mia persona ed il riferimento ai miei rapporti personali con la dottoressa Niccoli. Non ho intenzione di lasciarmi coinvolgere in polemiche avulse dalla problematica attuale e, a mio parere, utili solo a mascherare criticità. Mi limito solo a dire che alla dottoressa, in ragione del suo stato civile, ho sempre detto che doveva lavorare più degli altri colleghi per essere uguale a loro. I tabulati degli orari, la verifica del numero di guardie diurne, notturne e festive svolte dalla dottoressa Niccoli possono confermare che tutto questo è stato rispettato. «Lo sfogo della dottoressa Niccoli, per quanto da me sconsigliato, appare fondato e nasce da una situazione logistica a dir poco disdicevole. Comincio subito col ricordare alla dottoressa Carli che i punti guardia dell'area medica sono 3 e non 2 e che appare logico e dettato da esperienza consolidata che il punto guardia del primo piano debba esse dislocato in modo più possibile attiguo alla relativa area di degenza». «Quanto agli spazi di lavoro, sollevo subito una domanda: ritiene la dottoressa Carli che un locale che, ad esser generosi, ha dimensioni di 2 metri per 3 e mezzo, privo di finestre, condiviso da più medici e dalla caposala, senza lavandino, e senza la possibilità di attaccar mensole sui muri in cartongesso, sia igienicamente conforme ed accettabile? E come si può svolgere un turno di guardia notturno di 12 ore senza prevedere una stanza per il medico di guardia? Mi si può rispondere che gli specialisti reumatologi possono lavorare, studiare i casi clinici e ricevere i familiari al 3° piano dove è ubicata la stanza assegnata alla Reumatologia: a parte la difficoltà a trovarla da parte dei pazienti o loro familiari, come si può lavorare in un ambiente dove non è stato ancora installato un computer da me richiesto da almeno 3 mesi?» «Infine, in merito ai sentimenti idilliaci che tutto il personale dell'ospedale nutre per la logistica e l'organizzazione del nuovo ospedale - conclude il primario - ho qualche perplessità, altrimenti devo pensare che le notizie presenti sul Tirreno siano solo fantasie dei giornalisti».
Successivamente, la stessa dottoressa Niccoli ha diffuso una precisazione sul tema sostenendo di non aver mai voluto, col suo intervento, denigrare l’azienda.
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