Gioco
In un libro le denunce sul nuovo ospedale di Prato
Daniele Rovai ha realizzato un’inchiesta sulle quattro strutture sanitarie realizzate in Toscana
PRATO. Lo sciopero indetto durante la fase di costruzione da parte degli operai di una ditta subappaltante dei lavori per la costruzione dell'ospedale Santo Stefano lo aveva talmente colpito che decise di informarsi. E quando scoprì che si trattava dei dipendenti di una ditta fra quelle che avevano avuto il sub appalto più importante decise di andare a fondo alla vicenda e così ne è nato un libro: «I quattro nuovi ospedali toscani» edito da Andromeda.
E' un libro di inchiesta e di denuncia quello del pratese Daniele Rovai che ha intervistato addetti ai lavori, tecnici e, soprattutto, ha recuperato e studiato i documenti pubblici che hanno portato all'affidamento dell'appalto in project financing. E già sulle modalità di realizzazione delle quattro strutture sanitarie, Daniele Rovai si dice perplesso. «Il project financing vorrebbe che fossero i privati a mettere i capitali per realizzare la struttura, e a recuperare quanto speso, guadagnandoci, gestendo la struttura per venti o trent’anni - dice Rovai - Leggendo i documenti invece si nota che la maggior parte dei soldi ce li ha messi il pubblico e non il privato. Quindi c'è qualcosa che sicuramente non quadra». La realizzazione dei quattro ospedali in Toscana muove - secondo Rovai - fra soldi pubblici e privati quasi due miliardi di euro. «Nella convenzione per la realizzazione dell'ospedale di Prato la Regione riconosce al concessionario che fa i lavori 215 milioni di contributo e ulteriori 50,3 milioni a titolo di prezzo».
«Sono stati dati a titolo di una tantum? E per quale ragione?» si chiede Rovai.
C'è un aspetto che ha particolarmente colpito Rovai nel suo viaggio nell'ospedale pratese: l'impianto elettrico. Secondo Rovai, che ha ricevuto alcune foto che dimostrerebbero che i cavi sarebbero stati posti senza seguire il progetto, ci sarebbero seri rischi di black out. E, in effetti qualche black out è già stato registrato nella nuova struttura, anche se non si sa se addebitabile o meno a quanto denunciato da Rovai. A testimoniare il black out è stata proprio la direzione dell’ospedale in occasione delle giustificazioni date per i fumi eccessivi fuoriusciti dall'impianto: era entrato in funzione il generatore di emergenza, che funziona a gasolio, fu dichiarato.
«C'è una sovrapposizione di cavi, che secondo le disposizioni sulla sicurezza dovrebbero stare separati nelle canalette e posti ad adeguata distanza, ed invece così non è, come si può vedere nelle fotografie», dice Rovai mostrando gli scatti in suo possesso.
Ma, chi fosse interessato a saperne di più su quanto scoperto da Daniele Rovai, può acquistare il libro in internet oppure in occasione delle presentazioni che l’autore fa in giro per le città toscane dove sono stati realizzati i quattro nuovi ospedali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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