Sicurezza
Morto in Calvana, chiesto il processo
Per la Procura di Prato il decesso di Franco Lori, 11 anni, durante la gita parrocchiale fu provocato dal ritardo dei soccorsi
PRATO. Il sostituto procuratore Lorenzo Gestri ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di un medico e due infermiere in servizio alla centrale del 118, accusati di omicidio colposo in relazione alla morte del piccolo Franco Lori, il bambino di 11 anni deceduto il 26 giugno 2012 durante una gita organizzata dalla parrocchia di Paperino sulla Calvana.
La richiesta di rinvio a giudizio è un passaggio fondamentale in vista dell’eventuale processo che dovrà stabilire se c’è stata una colpa nella tragedia della Calvana e a chi addebitare la responsabilità.
Le conclusioni del magistrato che per 18 mesi ha condotto l’indagine sono abbastanza nette e peraltro rispecchiano quanto si era ipotizzato fin dal primo momento, cioè che Franco Lori sia stato ucciso da un colpo di calore e che qualcosa non abbia funzionato nella macchina dei soccorsi.
La morte del bambino, in sé e per sé, non costituisce un reato, nel senso che purtroppo può accadere che si verifichino malori improvvisi senza che nessuno ne porti la colpa. Diverso è il discorso sui meccanismi dei soccorsi.
Secondo la Procura è questo il nocciolo della vicenda. Il sostituto Gestri, come ha già scritto alla fine di luglio nell’avviso di chiusura indagini, si è convinto che Franco Lori dovesse essere subito soccorso con l’elicottero e non con mezzi di terra. Il bambino si sentì male in un posto molto difficile da raggiungere con l’ambulanza. Ciò nonostante gli operatori del 118 inviarono l’ambulanza della Croce d’Oro e una jeep della Misericordia, e solo dopo un’ora fu allertato l’elisoccorso.
La prima chiamata, agganciata dalla centrale di Firenze, è delle 13,16 e venne girata alla centrale di Prato. Ne seguirono molte altre, ma solo alle 14,14 fu fatto decollare l’elicottero, che arrivò in Calvana nel giro di pochi minuti e ripartì per Careggi alle 15,22 dopo un disperato tentativo di rianimazione. A quel punto per Franco Lori non c’erano più speranze: alle 16,40 venne dichiarato il decesso.
L’autopsia ha stabilito che la morte fu dovuta a «un arresto cardio-respiratorio conseguente a imponente edema cerebrale», i termini tecnici per quello che la gente chiama comunemente “colpo di sole”. E’ molto raro che si muoia per una cosa del genere, ma può accadere.
L’ipotesi della Procura è che la centrale del 118 non abbia organizzato «un intervento idoneo». In particolare, come detto, si optò per un intervento da terra anche quando «era ormai divenuto evidente che il bambino non poteva essere raggiungibile tempestivamente con i mezzi comuni». Sempre secondo la Procura, e questo è il passaggio più delicato, se gli operatori del 118 avessero subito disposto l’intervento dell’elicottero, il piccolo Franco poteva essere salvato, perché sarebbe stato soccorso prima dell’arresto cardiaco. Una mezz’ora che, se i calcoli della Procura si riveleranno giusti, fa la differenza tra la vita e la morte.
L’eventuale processo si giocherà molto, oltre che sugli accertamenti medici, sull’interpretazione delle telefonate intercorse tra gli accompagnatori dei ragazzi e la centrale del 118, perché se verrà dimostrato che gli accompagnatori descrissero chiaramente le condizioni del bambino e il posto dove si trovavano, non servirebbe un esperto di procedure di soccorso per capire che lì sulla Calvana l’intervento dell’ambulanza poteva rivelarsi insufficiente.
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