Il Tirreno

Prato

Ospedale di Galciana, una poesia in ottava rima del “brigante Tiburzi”

Ospedale di Galciana, una poesia in ottava rima del “brigante Tiburzi”

Un lettore pratese ha scritto un originale componimento nel quale si mettono in luce più i difetti che i pregi della nuova struttura

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PRATO. Un poeta pratese, che si firma col nome di Domenico Tiburzi, famoso brigante maremmano, ha inviato alla redazione del Tirreno un componimento in ottava rima ispirato a nuovo ospedale. Che la nuova struttura ospedaliera che ha sostituito da pochi mesi il vecchio, e spesso vituperato,Misericordia e Dolce, potesse suggerire liriche era difficile da immaginare. Ma a leggere non sono proprio lodi quelle che decanta il “brigante maremmano” trapiantato a Prato.

IL NUOVO OSPEDALE DI PRATO IN OTTAVA RIMA.
I Stanza.
Domenico Tiburzi maremmano,
Ucciso per man de’ carabinieri,
tosto riprende la penna in mano
Per raccontar fatti tristi e veri,
E per denunciar dal monte al piano
Le vicende a danno dei lanieri,
E come facean i poeti di prima
Sentir si farà in ottava rima!
II Stanza.
Con sarcasmo ed innata malizia,
Brigante per vocazione e stato,
Domenichino reclama giustizia
Per il nuovo ospedale di Prato,
D’errori e guai dice a dovizia
Subito dopo esserci andato,
Indi con pianto e forte dolore
Di tal scempio ne ricorda l’orrore.
III Stanza.
Al salir quella scala a motore
Invan d’andare in alto ei spera,
perché chi la fece con fervore
In poltrona sta, e non in galera,
E lo forza ad usar l’ascensore
mentre loda quell’inutile lamiera.
Rammentando autor e committente
Domenico lor manda un accidente.
IV Stanza.
Lui sale al pian baldo e fremente
Per mirar la beltà della degenza,
Ma tosto incontra una paziente
Che patisce la grama permanenza
Più del crudo mal che addosso sente.
Così, nel veder questa indecenza,
Domenichin infama con livore
Progetto, opera e direttore.
V Stanza.
E un infermier dietro il bancone,
stanco di lavorar in tal bordello
alta fa sentir la sua opinione:
“il vecchio ospedal era più bello!”
Tosto sorge un coro di persone
per ribadire il gridar di quello.
Da quei detti Domenichin provato
Impreca per la ria sorte di Prato.
VI Stanza.
Nel vagar tra tante luci accese,
“Aria salubre e non questo strazio”
Chiede un dottore con far cortese,
rammaricandosi del poco spazio.
All’udire così giuste pretese,
Domenichin spiega il grave dazio:
i direttori gabellan pace e quiete
ma qui non entra nè dottor né prete!
VII Stanza.
Stanze strette e letali odori,
Fumi acri e danni da allergia
Son per dirigenti e direttori
Derivati dell’alta tecnologia,
E il popol leso dentro e fuori,
rifiuta di capir sì finta magia!
E Domenichin chiosa la discordia
“Torniam tutti al Misericordia!
VIII Stanza.
E alla fin della triste canzone
Direttor e politici sen vanno,
Colpevoli per la lor decisione
senza pagar pena a simil danno.
Pratesi la punizion rifiutate
sennò presto altre ne rifaranno!
E Domenichin che pensa e sogna
Di riparar chiede quella vergogna!
 

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