Il dolore
Auto nel posto disabili col documento del ministero. Ecco chi è stato
Svelato il mistero del Suv parcheggiato all’Omnia Center con un foglio sul cruscotto con scritto “Ministero dell’Interno”. È di un disabile che aveva dimenticato il contrassegno invalidi in un’altra auto. «È stata una leggerezza ma non mi nascondo: se ho sbagliato pagherò»
PRATO. Non era di un dirigente pubblico prepotente, né di un politico, l’auto parcheggiata all’Omnia Center il primo gennaio sul parcheggio disabili, che esponeva sul cruscotto un documento con la scritta “Ministero dell’Interno”. Ma di un disabile che si era dimenticato in un’altra auto il contrassegno invalidi, il signor Ciro, 53 anni, residente in provincia di Pistoia.
A sollevare il presunto sopruso era stato in buona fede un imprenditore pratese, Faliero Sarti, che sul proprio profilo Facebook aveva pubblicato le foto del Suv – un Range Rover bianco – sul posto disabili e il documento ministeriale lasciato sul cruscotto. «Dove sta la novità direte voi? È solo l'ennesimo cafone - scriveva Sarti, basandosi su ciò che effettivamente si poteva vedere – invece no, stavolta è peggio, perché il suddetto signore, sul cruscotto, invece del regolare contrassegno per portatori di handicap, mostra un foglietto del "ministero dell'Interno", come a dire: «Io ci posso stare, perché io sono della casta».
Del resto la sua indignazione non è rimasta circoscritta: il suo post è stato condiviso finora su 796 bacheche, raccogliendo in giro centinaia di commenti. Che sono piovuti anche sulla bacheca Facebook del Tirreno Prato, quando abbiamo ripreso la sua segnalazione, ma coprendo la targa.
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Commenti, va detto, che travalicavano nei toni anche la pur fondata volontà inquisitoria di Sarti: tra chi augurava all’automobilista un qualche accidente che gli rendesse veramente indispensabile il parcheggio dei disabili, chi avrebbe voluto mettergli le mani addosso, bucargli le gomme e sgraffiargli la carrozzeria, e chi si lanciava in sentite rimostranze contro l’arroganza della casta affamatrice.
Va anche detto che alcune di queste accuse si sono ritorte contro il Tirreno quando abbiamo segnalato, dopo una verifica incrociata, che il proprietario dell’auto risultava essere effettivamente un disabile e che quindi la storia del dirigente prevaricatore potesse non reggere. L'accusa al Tirreno era di difendere qualcuno della casta (ma quando mai?).
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Del resto, per sapere come effettivamente sono andate le cose c'è voluto del tempo: risalire dalla targa al proprietario, verificare se potesse avere una qualche disabilità, rintracciarlo per scoprire che quel giorno non era lui alla guida del mezzo, contattare il conducente reale e farsi raccontare la storia che stiamo raccontando, chiedergli infine – per non basarsi solo sulla sua parola – di mostrarci il documento esposto quel giorno e il permesso per disabili ancora valido (l'autorizzazione è rinnovata fino al giugno del 2015). A dimostrazione anche del fatto che la realtà è di solito un po' più complicata di come appare.
Alla fine di questo percorso, sebbene il signor Ciro non avrebbe avuto niente in contrario a rendere nota la sua identità («non ho niente da nascondere, pagherò quello che devo»), ci limitiamo a riportare il suo racconto, dato che la sua trasgressione appare sì sanzionabile, ma tutto sommato abbastanza veniale rispetto alla reazione spropositata che ha suscitato. Dopodiché, chi è senza peccato scagli la prima pietra.
«Quel giorno – racconta Ciro, un trapiantato di fegato, disabile all’80% – sono andato all’Omnia Center con la macchina di mio figlio lasciando il mio permesso per disabili nell’altra auto». Una dimenticanza. Del resto – ha pensato lì per lì – anche il figlio ha il suo permesso nell’auto: è un ragazzo di 24 anni che due anni fa ha perso una gamba in un terribile incidente stradale. (Il signor Giulio Becheri nei commenti a questo articolo fa notare che anche questo comportamento sarebbe stato scorretto: i permessi per disabili sono strettamente personali). Ma quando è arrivato al cinema e ha parcheggiato tra le strisce gialle, ha aperto il porta oggetti e non ha trovato il contrassegno. Il ragazzo era andato fuori città, accompagnato in macchina da un amico, e si era portato con sé il permesso, dato che poteva averne bisogno.
Ed ecco, stando al suo racconto, in cosa consiste il gesto di inciviltà che si è attirato tante critiche: «Avrei dovuto cercarmi un altro posto auto – spiega – ma i parcheggi erano tutti pieni e in definitiva, ho pensato, io sono un disabile e avrei avuto diritto a parcheggiare lì se non mi fossi dimenticato il permesso. Allora per segnalare che effettivamente non me ne stavo approfittando, ho esposto il libretto di invalidità rilasciato dalla prefettura di Pistoia, che serve a ritirare la pensione. So che non sarebbe corretto, è stata una leggerezza, mi spiace di aver scatenato un polverone».
Intanto, l’imprenditore che ha denunciato l’episodio, ha inoltrato la sua testimonianza e le fotografie ai vigili urbani di Prato affinché svolgano le dovute verifiche (successivamente nei commenti a questo articolo ha precisato che sono stati i vigili a invitarlo a formalizzare un esposto, ma di aver deciso di non procedere su questa strada). «Se arriverà una multa – dice Ciro – proverò a fare ricorso. Se sarà respinto, pagherò quello che devo». Su una strada di Prato la "leggerezza" gli costerebbe 84 euro e 2 punti sulla patente, cifra da raddoppiare in caso di respingimento del ricorso. Ma è molto improbabile che arrivi alcunché, dato che il parcheggio dell’Omnia Center è privato e quindi fuori dalla “giurisdizione” dei vigili urbani.
Il libretto nominativo della pensione di invalidità di Ciro esposto sul cruscotto il 1° gennaio

Per contattare l’autore dell’articolo scrivete a d.fastelli@iltirreno.it.
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