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Prato

Prato, morì avvelenata da un farmaco, il marito scopre che esisteva l’antidoto

La vicenda di Grazia Cahenzli deceduta in ospedale nel 2010 a 49 anni per un erronea terapia farmacologica. Stefano Solari: “Gravissime sottavalutazione, è come se me l’avessero uccisa due volte”. L’assessore regionale risponde a un’interrogazione di Alberto Magnolfi

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PRATO. Morì, secondo la procura di Prato e secondo suo marito, Stefano Solari “a seguito di un’erronea terapia farmacologica e di una successiva sottovalutazione delle conseguenze dell’interazione fra farmaci, poi rivelatasi letale”. Insomma fu avvelenata. E’ la storia di Grazia Cahenzli, svizzera d’origine, spostata a Solari dal 1988, deceduta il 3 ottobre del 2010 all’età di 49 anni dopo aver assunto un farmaco che contrastava con le terapie antitumorali che la donna stava in quel periodo facendo.

Sulla vicenda, ancora in corso sul fronte giudiziario (la prossima udienza è fissata per il 6 febbraio) il 13 ottobre scorso i consiglieri Pdl Alberto Magnolfi (ora capogruppo del Nuovo centrodestra) e Stefano Mugnai, interrogarono l’assessore regionale alla sanità Luigi Marroni per sapere “se l’Asl di Prato e quella di Careggi hanno avviato indagini intern data la gravità della vicenda e con quale esito”. Hanno chiesto quali iniziative “intenda assume la giunta regionale dove venisse riscontrata una sottovalutazione da parete dellel Asl” e se, infine, “la giunta regionale non ritenga doveroso accertare se all’epoca non fosse già disponibile un antidoto specifico”. Ed è su questo fronte che la vicenda si complice. Gabriella Cahenzli era stata operata nel 2001 a Villa Donatello per un tumore al seno, ma il tumore era ricomparso nel 2008 e per questo si era sottoposta ad alcuni cicli di chemioterapia. Nel 2010 il medico di famiglia, le prescrisse il Brivirac per curare un’Herpes, medicinale che, secondo l’accusa, è assolutamente controindicato per chi fa chemioterapia.

Un aspetto, quello dell’antidoto, che complica ulteriormente la vicenda ma che a distanza di tre mesi la risposta dell’assessore regionale Marroni non prende in considerazione. “Non è opportuno - scrive - prendere posizione o assumere iniziative nei confronti delle Aziende Sanitarie coinvolte, rispetto a decisioni che allo stato attuale interessano gli organi inquirenti e le direzioni delle Aziende Sanitarie stesse. In ottica di miglioramento della qualità e sicurezza delle cure, come previsto in questi casi dalla normativa regionale – prosegue la risposta - risultava avviato un approfondimento interno al sistema sanitario, finalizzato alla comprensione dell'evento e alla prevenzione di eventuali accadimenti simili. L'analisi di quanto accaduto, realizzata nella sua prima fase, è stata interrotta a seguito dell'avvio dell'inchiesta giudiziaria”. Stop.

Parole che hanno profondamente amareggiato Stefano Solari: “L’Asl non ha mai fatto nulla e questa risposta lo conferma - dice- Ma quello che è ancora più grave è che questa estate ho scoperto che in America era disponibile dal maggio 2009 un antidoto che ha già salvato 96 persone su 98 in casi analoghi all'avvelenamento di mia moglie. E’ come se me l’avessero ammazzata due volte. Tramite il centro antiveleni di Careggi - prosegue - in poche ore il medicinale sarebbe stato disponibile, ma il caso di mia moglie - conclude - fu gravemente sottovalutato e nessuno allertò ne il pronto soccorso ne il centro antiveleni».

La risposta scritta della Regione all'interrogazione di Magnolfi e Mugnai

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