Il Tirreno

Prato

A Prato fallisce un’azienda ogni 3 giorni

Nel 2013 sono stati presentati 122 fallimenti e 63 concordati. Numeri in forte aumento rispetto al 2012

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PRATO. Ogni tre giorni a Prato nel 2013 è fallita un’azienda mentre ogni sei giorni un’azienda ha presentato un concordato preventivo in Tribunale. In sintesi ogni settimana in media più di 3 aziende hanno avviato una procedura fallimentare.

E’ questo il bilancio nero del 2013 dell’economia pratese che conta 122 fallimenti complessivi e 63 concordati. Numeri in entrambi i casi in crescita rispetto all’anno precedente quando i fallimenti furono 108 e i concordati preventivi 46.

Un aumento dovuto alle conseguenze della crisi che ha travolto Prato negli anni precedenti e che è approdata in numerosissimi casi in Tribunale e che ha visto rispetto al 2012 il crack di aziende come Toscolaniera, Don Chisciotte, Marcolana, Valore e Inghirami Costruzioni.

Di queste aziende non molte sono ripartite nonostante la maggiore possibilità offerta dalla nuova legge fallimentare di portare avanti le aziende.

«La situazione di Prato - commenta Stefano Conti, il consigliere segretario dell’Ordine dei commercialisti di Prato - è sotto gli occhi di tutti. Le aziende, anche se fortunatamente non tutte, vivono un periodo di forte difficoltà. Secondo me il numero vero è quello dei concordati: 63 è un numero molto alto per una realtà economica delle dimensioni di Prato. Qui le aziende hanno risentito di una situazione economica non brillante a livello generale a cui si sono sommate le difficoltà del settore tessile, i costi non competitivi delle aziende italiane e non ultimo la stretta creditizia che ha reso difficilissimo per molte aziende, senza i necessari requisiti, accedere al credito».

Ma cosa c’è dentro queste aziende che arrivano a presentare concordati e fallimenti oltre alle condizioni che vivono tutte le aziende italiane?

«Dietro le procedure concorsuali - risponde Conti - ci sono aziende fuori mercato e errori imprenditoriali.

Spesso si vedono aziende che arrivano a procedure concorsuali perché non si sono alleggerite in tempo, ad esempio, dei costi del personale o che hanno avuto un’impostazione gestionale non adeguata o ancora che hanno portato avanti una politica commerciale sbagliato».

Un altro problema che ha aggravato la situazione pratese è il legame tra aziende produttive e aziende immobiliari. Le difficoltà di quest’ultime hanno portato a picco anche le altre aziende perché numerosi imprenditori, non potendo accedere al credito (perché con aziende poco capitalizzate) non sono stati in grado neppure di raccimolare un po’ di liquidità vendendo o mettendo a reddito gli immobili.

Ilenia Reali

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