«Non siamo razzisti, da oggi abbiamo un prete ivoriano»
Alla parrocchia Santa Caterina de’ Ricci fa ancora discutere il clamoroso abbandono di don Simeon
PRATO. Don Simeon Eneh parroco di Santa Caterina de’ Ricci, parrocchia di via Lepanto che si affaccia sulla declassata, ha annunciato durante l'omelia di domenica scorsa di abbandonare l'abito talare sopraffatto da manifestazioni di insofferenza nei confronti del colore della sua pelle, calunnie nei suoi confronti, tra queste anche quella di avere una donna e di rubare le offerte destinate alla parrocchia. Una situazione che è durata quattro anni e che gli ha procurato anche problemi di salute. Da allora in poi non è stato più possibile parlare con il sacerdote (il suo telefono è costantemente staccato, ma prima della celebrazione delle 17 di ieri si trattenuto con il suo successore) che comunque lasciò la parrocchia di Narnali e di Galcetello con un seguito di polemiche, soprattutto sulla gestione delle offerte, ed è iniziata una situazione surreale. Il nuovo parroco don Denis Touré Yocuba , ivoriano aiuto alla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, è arrivato in mattinata nella sua nuova sede, si è intrattenuto con alcuni parrocchiani, ma verso le 13 è stato prelevato dalla canonica con un' azione che sembrava più degna di un intervento delle teste di cuoio piuttosto che di una Curia. L'idea del blitz sembra che sia stata voluta dai parrocchiani che mal hanno tollerato l'idea di passare come razzisti e quindi per evitare contatti con la stampa hanno deciso che l'unica soluzione fosse di allontanare il sacerdote (era comunque presente il responsabile il vice direttore delle comunicazioni sociali). Il nuovo parroco non è conosciuto tanto che ieri alla fine della messa delle 17 si è presentato, mentre nell' omelia ha chiesto di pregare per la parrocchia, per i i suoi fedeli e per il predecessore affidando tutti a Santa Caterina de Ricci e alla Madonna. I giudizi invece su don Simeon sono diversi, anche se tutti concordano che la causa del suo abbandono non sia riconducibile al razzismo. Alcune donne, che non hanno voluto rivelare la loro identità, ma attiviste nella piccola comunità sostengono che «non ci sono stati problemi legati al colore della pelle, ma problemi di incomprensione che non sono mai stati risolti. Ci dispiace che per questi quattro anni don Simeon abbia sofferto così tanto».
In realtà nel 2008 quando è arrivato ha ricevuto una lettera anonima con parole dure in riferimento al colore della sua pelle. Sembra che fosse stata appesa nella bacheca della chiesa, ma oggi non c'era più, comunque è stata distribuita ai fedeli domenica durante la celebrazione delle 11. «Che non siamo razzisti – interviene un' altra parrocchiana – lo dimostra il fatto che anche don Denis è di colore». Che don Simeon fosse in crisi comunque era risaputo, aveva già chiesto al vescovo un periodo di riposo inoltre il 15 dicembre durante la messa delle 11, secondo quanto rilasciato da una fedele, aveva annunciato che sarebbe andato via. «Vado a messa tutte le domeniche- aggiunge un parrocchiano -, era un bravo oratore, ma indubbiamente da quando è arrivato i fedeli sono diminuiti passando da 3000 a quasi 700 inoltre non faceva più neanche il catechismo per i bambini».
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