Il Tirreno

Prato

Legambiente: «Smog, le misure del Comune sono insufficienti»

Maria Lardara

Dopo lo sforamento ripetute volte delle polveri sottili, l’associazione chiede ulteriori provvedimenti

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PRATO. La ciliegina sulla torta, si fa per dire, potrebbe essere l’allungamento della pista di Peretola in direzione Prato. E a quel punto, altro che polveri sottili, secondo lo scenario tracciato da Legambiente. Se quello è il futuro, intanto non si presenta roseo il presente: sotto la lente d’ingrandimento, la qualità dell’aria che entra nei nostri polmoni dopo che Prato è arrivata a quota 20 giorni consecutivi di sforamento delle Pm10, imputate numero uno dello smog. Il verdetto è di Legambiente su dati Arpat, che giudica insufficienti le misure predisposte pochi giorni fa dell’amministrazione comunale, con l’abbassamento di orario (12 a 10 ore) e di temperatura degli impianti di riscaldamento (da 20 a 19 gradi): dal primo gennaio, la centralina Arpat di via Ferrucci ha registrato 36 sforamenti, oltre la soglia di guardia prevista da una direttiva europea (il massimo è 35 in un anno). L’altra centralina che misura la salute dell’aria a Prato, quella di via Roma (angolo con via Zarini) ha superato 32 volte il limite giornaliero (50 microgrammi al m3).

«Ma non dimentichiamo che a novembre per tre giorni non ha funzionato, mentre la centralina di via Soffici ale Fontanelle è stata dismessa dalla Regione nel 2010 per motivi di risparmio – rileva Paolo Balestri, responsabile dell’inquinamento atmosferico di Legambiente -. Ribadiamo l’errore di far uscire Prato dalle aree a rischio inquinamento atmosferico, voluto dalla Regione con la legge 155 del 2010. A differenza del Comune, pensiamo che ciò non sia un bene in quanto esonera dagli obblighi di legge rispetto ai provvedimenti anti-smog. Che devono essere strutturali».

Nel mirino anche il Pm 2.5 (particolare ultrafino delle polvere sottili): a dicembre la centralina di via Roma ha avuto la peggiore performance degli ultimi tre anni, indicando un parametro di 22 quando l’Oms ne fissa il livello "normale" a 10.

Quali armi impugnare contro i veleni dello smog? «Non considerare Prato un’area a rischio ci taglia da possibili finanziamenti regionali contro l’inquinamento – fa notare Rita Cecchini, presidente di Legambiente Prato -: non è un caso che dal 2009 manchino incentivi comunali per la riconversione dei veicoli da benzina a metano. A Prato occorre poi una rete ciclabile che non serva solo per il tempo libero ma sia di supporto per chi vuole spostarsi per i bisogni quotidiani. Non si risponde a un’emergenza con misure tampone come quella del riscaldamento, occorre una politica di programmazione perché alla fine di ogni anno, da un po’ di tempo a questa parte, l’emergenza smog che si ripete è sempre la stessa».

Un’altra ricetta riguarda il centro storico. «In una situazione di crisi di inquinamento atmosferico, bisogna aumentare le aree pedonali con provvedimenti di chiusura del traffico dentro le mura, in modo da ridurre la mobilità in auto», è la proposta di Balestri. Preoccupazione anche in vista dell’ampliamento di Peretola, dopo lo studio di impatto ambientale presentato due mesi fa. «Il quadro dell’inquinamento atmosferico – dicono in Legambiente - potrebbe peggiorare».

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