Sicurezza
«È arrivato Letta, gli ho fatto il caffè»
Martina Giangrande racconta la visita del premier al padre ferito nell’attentato del 28 aprile davanti a Palazzo Chigi
PRATO. È stata una sorpresa per i cronisti ma non per Martina Giangrande la visita che il presidente del consiglio Enrico Letta ha fatto nell’abitazione di suo padre Giuseppe, il brigadiere ferito lo scorso 28 aprile davanti a Palazzo Chigi mentre il governo giurava. Letta si è presentato in via Machiavelli intorno alle 18,50 e si è trattenuto per tre quarti d’ora.
«L’ho saputo ieri sera (domenica per chi legge, ndr) - racconta Martina - Ha chiamato lui, o meglio, il telefono squillava ma io non potevo rispondere perché stavo accudendo mio padre. Poi ho richiamato quel numero e ho scoperto che dall’altra parte c’era il presidente del consiglio». Martina però non è una che si scompone, del resto è già la terza volta che si trova davanti al premier. «Mi sono scusata perché non avevo risposto subito - dice - e lui mi ha detto che oggi sarebbe passato a fare una visita e così lo abbiamo aspettato».
Prima di Letta si è presentato il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, generale Leonardo Gallitelli, seguito da una sfilza di “greche” e stellette, il generale Mosca della Legione, il tenente colonnello Ciro Trentin del Sesto battaglione Toscana dove ha prestato servizio Giangrande, i capitani Alfieri e Verlengia del comando provinciale.
«Con Letta è stata una cosa molto tranquilla, molto informale - racconta ancora Martina Giangrande - E’ venuto insieme alla moglie, gli ho fatto il caffè e lui ci ha regalato una bottiglia magnum di Franciacorta, con la quale brinderemo questo Natale. Fa un po’ strano avere il presidente del consiglio in casa, ma è vero che lo avevo già visto al Policlinico di Roma, subito dopo l’attentato, e anche alla clinica di Imola, insomma un po’ lo conosco».
Non è stato un semplice saluto. Letta si è trattenuto per tre quarti d’ora a casa Giangrande e già in mattinata, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno a Roma, aveva ricordato con affetto e gratitudine il brigadiere di Prato, additandolo a esempio di un servitore dello Stato che ha pagato un prezzo altissimo per difendere le istituzioni.
«La sua visita è stata un gesto molto apprezzato da me e da mio padre - commenta Martina - Abbiamo parlato del più e del meno, di come ci troviamo a Prato, di come stiamo».
E mentre Letta era assediato da taccuini, microfoni e telecamere prima di risalire sull’auto blu, Martina ha fatto capolino sorridente dalla porta dell’abitazione a piano terra, come per salutare un parente venuto in visita che se ne torna a casa. Un bel regalo di Natale.
Paolo Nencioni
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