Attenzione
Per battere la crisi il tessile guarda all'estero
Prato, l’esempio di chi cresce anche nel 2013: Pinori, Dell’Orco, Pafasystem Marini: il marketing di qualità paga, ma quanto pesa il cambio con il dollaro
PRATO. Di motivi per festeggiare un Natale con il sorriso Raffaella Pinori ne avrebbe tanti. Eppure l'imprenditrice, tra i più importanti produttori di filati del distretto, si frena. Archiviato con un +20%, il fatturato 2013 dell'azienda è il migliore degli ultimi quattro anni. «Si naviga a vista con un macigno sulle spalle chiamato stretta fiscale: quest’anno per l’immobile produttivo abbiamo pagato quasi il 40% in più di Imu. E siamo rimasti in piedi: pensiamo a un artigiano che magari ha perso il guadagno in tasse…». Per un’azienda come Pinori Filati che esporta l’80% dei suoi filati all’estero, il 2013 si chiude in modo soddisfacente, in linea con la fotografia scattata dall’ufficio studi dell’Unione industriali che per la prima volta, dopo cinque trimestri consecutivi con il segno meno, evidenzia per l’export manifatturiero di Prato un +4,2% tra luglio e settembre 2013. Buone le performance dei filati di maglieria (+13,4% il terzo trimestre).
«All’estero non si risente della crisi che si registra invece sul mercato interno. Ma c’è poco da festeggiare. L’imprenditore non è un soggetto avulso dal sistema sociale in cui vive: tutti i giorni vediamo la fila di chi è in cerca di lavoro. Sarebbe bello poter creare nuove opportunità, ma come la mettiamo con i costi del lavoro che aumentano?».
Filati ok. Made in Italy è bello. Aria di ripresa per l’export dei filati pratesi. «Sta ritornando in Italia la ricerca della materia prima più qualificata», sottolinea Francesco Lucchesi, presidente del Consorzio promozione filati. Due i mercati più promettenti, indicati dall’erede di Industria Italiana Filati: Russia e Cina. E al paese del Dragone fa gola il filato pratese per il suo prodotto interno. «Si stanno affacciando marchi cinesi che ricercano qualità: come Cpf da anni organizziamo workshop in Cina di cui stiamo raccogliendo i frutti. In termini percentuali, la Cina rappresenta i 10% dell’export dei filati pratesi ma si tratta di una percentuale in crescita».
Intanto le premesse per il 2014 sono migliori rispetto a un anno fa. A mettere i bastoni fra le ruote, il cambio col dollaro che è penalizzante. Fra i sogni di Lucchesi come ultimo atto del suo mandato, l’apertura di uffici all’estero del Cpf e la trasformazione del consorzio da scala regionale e multiregionale. «La freccia verso l’alto del nostro comparto ci fa vivere un Natale di grande speranza per il 2014».
Tessuti, così così. Secondo le rilevazioni della Confindustria pratese, non cambia segno il trend negativo per i tessuti ortogonali (-1,3% trimestrale, -6,4% da gennaio) per il terzo trimestre 2013. «Visto quanto ci penalizza il cambio del dollaro, dovremmo pensare a riposizionarci di più sul mercato europeo», è la riflessione di Francesco Marini, neo presidente dei Giovani Imprenditori e al timone delle Marini Industrie con il padre Riccardo. Uno che se ne intende visto che la sua azienda fa il 70% di export all’estero con le collezioni di tessuto. Una presenza consolidata negli Stati Uniti, Giappone e Corea. «Nelle singole aziende bisogna investire più sul marketing di qualità. A tal proposito, come imprenditore vorrei che finalmente venisse istituito il marchio “made in Italy”, sogno antico e mai dimenticato. Ce n’è bisogno per rendere riconoscibile la tracciabilità dei nostri tessuti quando andiamo a venderli all’estero».
Meccanotessile,obiettivo 2014. Poteva essere un Natale triste per un big del meccanotessile pratese come la “Dell’Orco e Villani”, sede a Capalle. «Per la verità – ammette Sara Dell’Orco, membro del direttivo dell’Uip - la seconda parte del 2013 è andata peggio della prima, quanto alle vendite all’estero dei nostri macchinari, senonché nell’ultima settimana ci hanno chiesto un appuntamento quattro clienti importanti, di cui uno nuovo. Questo ci fa ben sperare per le prime proiezione del 2014». Secondo l’analisi di Confindustria, a settembre a Prato erano aumentate del 22,8% le vendite all’estero di macchine per impieghi speciali.
«Il nostro settore, che è caratterizzato da un’ampia diversità merceologica, vede come mercati emergenti la Turchia, il Sudamerica e il Sud-Est asiatico – dice Francesca Fani (Pafasystem) -. A fare da traino è il trend positivo dei produttori di filato che comprano le macchine. In questo senso, Prato è tornato ad essere un bacino importante».
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