Il Tirreno

Prato

Il Pd contro lo smembramento di Cantagallo: «Rischiamo l’apartheid»

di Alessandra Agrati
Il Pd contro lo smembramento di Cantagallo: «Rischiamo l’apartheid»

Dura nota del partito sull’ipotesi di separare le frazioni montane dalle altre che gravitano su Vaiano: «Una proposta offensiva per la nostra comunità»

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PRATO. Il Pd di Cantagallo interviene sulla proposta fatta dai sindaci di Vernio sul comune unico della Vallata. «Riteniamo doveroso, a seguito delle numerose uscite sulla stampa locale da parte di amministratori ed ex sindaci anche del nostro Comune - si legge in una nota del partito - chiarire la nostra posizione circa la proposta di smembramento del Comune di Cantagallo per permettere la creazione di due Comuni per la Valle del Bisenzio. Intanto una prima considerazione va fatta sulla proposta, totalmente forviante dagli intenti della consultazione del 19 gennaio prossimo, difatti se da una parte si parla di fusione da una parte si parla di smembramento: una proposta offensiva per la nostra comunità, che seppur umile e semplice sicuramente non può essere trattata alla stregua di un pezzo di pane».

«Crediamo fortemente - continua la nota - che questa proposta non tenga assolutamente conto del fatto che l'80% delle nostre frazioni gravitano su Vaiano (La Dogana, Carmignanello, Gricigliana, Usella, Il Fabbro e Migliana), mentre le frazioni montane su Vernio: uno scenario questo che vedrebbe nascere un Comune della bassavalle che potrebbe avere anche dei benefici da questa operazione, ma dall'altra nascerebbe un Comune dell'alta valle che si troverebbe a gestire un territorio problematico e con mille difficoltà senza ricevere nessun tipo di agevolazione e/o incentivo regionale/statale. In questo caso si creerebbe un vaso di coccio tra i vasi di ferro, incapace non per volontà, ma per mancanza di risorse economiche di poter rispondere in modo efficace alle necessità territoriali: non capiamo quindi come, e sopratutto quali risposte si darebbero alle nostre genti che abitano in montagna».

«Sulla questione della Valle del Limentra, ci limitiamo a dire che non si risolvono i problemi di quei territori trasferendoli in un'altra Provincia, non intendiamo renderci complici di un'operazione di “apartheid” territoriale della nostra montagna non lo riteniamo una proposta accettabile e congrua. Una proposta che non tiene sopratutto conto della situazione dei Comuni pistoiesi attigui alla Valle del Limentra, Comuni che conosciamo bene e che certamente non potrebbero dare risposte migliori di quelle che sono state date finora da Cantagallo. Chi decide di vivere nelle frazioni montane non può certamente pretendere di avere gli stessi servizi di chi abita sull'asse viario della regionale 325, è così anche a Vernio e Vaiano, potremmo aggiungere che è così in tutto il mondo».

«Ci sono moltissimi benefici per chi decide di abitare nelle nostre montagne ma altrettanti disagi, disagi che non possono essere risolti da un Comune montano che di fatto unirebbe soltanto più difficoltà sotto un unico “tetto”. Un Comune unico, e quindi più forte sia economicamente che politicamente, avrebbe più risorse economiche ed umane da investire anche per quei territori che attualmente sono più lontani dai servizi, cercando soluzioni ad hoc affiché sia il Comune a raggiungere i cittadini e non viceversa, la vera sfida per il futuro sarà questa. Non nascondiamo inoltre che il Comune unico porterebbe ingenti risorse, derivanti da incentivi regionali e statali oltre che all'uscita dal patto di stabilità per tre anni, che sommate alle economie di scala sulla base di dati ufficiali forniti dall'Unione dei Comuni si aggirerebbero attorno a 18 milioni su un periodo di 10 anni».

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