Il Tirreno

Prato

Fumi dal tetto dell’ospedale, partita la richiesta danni Per l'Asl non ci sono problemi per la salute dei cittadini

di Pasquale Petrella
Fumi dal tetto dell’ospedale, partita la richiesta danni Per l'Asl non ci sono problemi per la salute dei cittadini

Alcuni residenti di via Ciulli, che si sono trovati con delle inspiegabili dermatiti sulla pelle, hanno dato incarico ad un avvocato di chiedere i danni all’Asl di Prato ritenendo che siano i fumi dell’ospedale Santo Stefano a provocare i malesseri. L'Asl ha effettuato dei controlli non rilevando nulla di anomalo

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PRATO. Il fascicolo dell'avvocato Rugantino Marcantoni si arricchisce di giorno in giorno. Dopo aver ricevuto l'incarico di chiedere i danni all'Asl 4 per il troppo rumore provocato dalle turbine del nuovo ospedale Santo Stefano da parte di alcuni residenti in via Ciulli. Adesso gli stessi residenti accusano di venire avvelenati dai fumi che fuoriescono dalla struttura ospedaliera. «Abbiamo dato mandato al nostro avvocato anche per questa nuova situazione, per richiedere i danni», dice Gianni D'Oria che il 20 dicembre ha accompagnato la compagna ed una loro ospite al pronto soccorso perché hanno accusato delle dermatiti in varie parti del corpo.

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Dermatiti dovute, secondo D'Oria, ai fumi che vengono sprigionati nell'aria dal nuovo sopedale. Fumi intensi, spesso neri. «Abbiamo di continuo prurito - racconta il signor D'Oria - La mia compagna e l'amica hanno dovuto far fronte alla dermatite con una cura cortisonica, ma anch'io accuso dei problemi ed ho due bambine, quindi chiedo che vengano fatti tutti i necessari esami per capire la causa che, secondo me, è da ricercare in quei fumi che fuoriescono dall'ospedale».

Da parte dell’Asl 4 arriva una pronta smentita affidata al dottor Luigi Ricci, direttore dell’Ufficio igiene “Abbiamo monitorato per tutto il giorno i fumi che fuoriescono dall’ospedale – dice il dottor Ricci – I fumi ci sono, si vedono, il colpo d’occhio non è bellissimo in una giornata nebbiosa ma posso assicurare e lo dimostreremo con i tracciati dei rilievi effettuati che si tratta in grandissima parte di puro e semplice vapore acqueo e per il resto dei residui della combustione del metano, che sono entro la norma”. Il dottor Ricci dà anche una spiegazione a chi ha visto un pennacchio di fumo nero nella giornata di sabato 21 dicembre. “Si è verificato un breve black out del sistema generale ed è entrato in funzione il generatore che, come avviene in tutto il mondo, è a gasolio e quindi per pochi attimi il fumo è stato nero. Comunque, siccome non vogliamo sottovalutare il problema che ci viene posto, domattina approfondiremo e faremo un’analisi anche di tutti gli accessi in ospedale da parte di persone che risiedono nella zona, perché finora ci sono state solo due persone che si sono presentate in ospedale dicendo di avere dei disturbi a causa dei fumi che fuoriescono dalla struttura ospedaliera. Per noi quelle dermatiti non sono riferibili ai fumi e i medici hanno fatto un’altra diagnosi, ma vogliamo essere certi al cento per cento e quindi verificheremo i tracciati dei rilievi effettuati e se altri cittadini residenti nella zona hanno accusato problemi simili”.

Intanto sul fronte degli esposti contro il troppo rumore delle turbine, presentati già nello scorso mese di settembre, l'Arpat ha reso pubblico la propria attività in merito. «In seguito ai rilevamenti eseguiti da Arpat il 26 settembre 2013 - si legge in un comunicato dell'agenzia regionale - Il comune di Prato ha avviato una procedimento amministrativo nei confronti della Asl. L'Arpat il 18 dicembre 2013… ha inviato al direttore generale della Asl in qualità di trasgressore ed alla Asl, in qualità di obbligato in solido le sanzioni amministrative relative al controllo eseguito a settembre».

Nella stessa nota dell'Arpat si legge che successivamente ai controlli effettuati, «la Asl ha inviato al comune di Prato la relazione tecnica di bonifica acustica». E il Comune ha girato la relazione di nuovo all'Arpat ai fini della sua valutazione. L'agenzia regionale ha chiesto ulteriori integrazioni e l'Asl aveva il compito di presentarle entro sabato scorso (21 dicembre). Adesso però, nasce questo nuovo caso e già dal 23 dicembre ci saranno nuovi rilievi e nuovi esami, questa volta sull'aria e sui fumi che fuoriescono dall'ospedale Santo Stefano.

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Sul caso interviene anche il presidente della Circoscrizione Ovest Giovanni Mosca che parla di "scaricabarile senza fine" e propone di consegnare un Tapiro per l'incapacità al sindaco Roberto Cenni e al direttore generale dell'Azienda sanitaria Edoardo Majno.

«Il 7 ottobre - scrive Mosca - abbiamo incontrato i cittadini di via Ciulli che protestavano per il forte rumore causato dalle turbine poste sulle sale operatorie, una situazione di grave disagio che non consente ai cittadini neanche di dormire, oggi abbiamo anche questi fumi densi che causano problemi alla pelle e agli occhi. Ci impegnammo subito a chiedere alla Direzione dell'Asl di intervenire per sanare urgentemente questa gravissima situazione, abbiamo chiesto più volte di tenerci informati sugli interventi intrapresi, ma non abbiamo mai avuto risposte in tal senso. Questo modo di governare la cosa pubblica ci pone un dilemma: a chi consegnare la palma dell'incapacità: al Comune di Prato che ha lasciato via Ciulli con tutti i suoi problemi, dalla vergognosa chiusura del sottopasso e della carenza di un trasporto pubblico in grado di far raggiungere il nuovo ospedale, o all'Asl con tutti i problemi che ci sono all'interno del nuovo nosocomio ancora irrisolti e con questa drammatica situazione di Via Ciulli che mette a rischio la vivibilità della gente».

«Sono convinto - conclude Mosca - che Il Tapiro dell'incapacità vada consegnato nelle mani del sindaco Cenni e del direttore generale dell'Asl Majno».

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