Sicurezza
Traffico di rifiuti tossici L’allarme dell’antimafia
Le dichiarazioni del procuratore nazionale Roberti all’Associated Press creano preoccupazione e a Prato nessuno ne sa niente. In serata il chiarimento
PRATO. Prato come la Terra dei fuochi? Per qualche ora si è temuto che potesse essere così, ma la realtà, per fortuna, è un po’ diversa. L’allarme è scattato ieri alle 14.16, quando l’Associated Press, prestigiosa e di solito attendibile agenzia di stampa statunitense, ha battuto un “lancio” nel quale si riportavano alcune affermazioni del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, nel corpo di un servizio sulla cosiddetta “Terra dei fuochi”, cioè la zona a cavallo tra le province di Napoli e Caserta dove da anni la camorra smaltisce illegalmente enormi quantità di rifiuti (poi regolarmente bruciati) e c’è il fondato sospetto che rifiuti tossici contenenti metalli pesanti siano stati sepolti inquinando le falde acquifere.
Roberti avrebbe detto alla Associated Press, poi ripresa dal sito dell’emittente Abc, che recenti indagini hanno scoperto un «toxic waste dumping», cioè uno smaltimento illegale di rifiuti tossici, gestito dalla criminalità organizzata, nell’area di Prato. Ha aggiunto che i terreni dove di solito la camorra smaltisce i rifiuti sono diventati un po’ saturi e che dunque ci si è spostati verso altre zone, Prato appunto, dove la camorra avrebbe legami con la criminalità cinese.
I cronisti e gli addetti ai lavori sono balzati sulle sedie. Ma come? Possibile che nessuno se ne fosse accorto? Possibile che la massima autorità in tema di lotta alla mafia parli di un’indagine «ancora coperta da riserbo» col corrispondente dell’Ap ancor prima di parlarne coi magistrati e con le forze dell’ordine che quegli eventuali reati dovrebbero reprimere?
Perché questo è emerso subito. La Procura di Prato, e pare nemmeno quella di Firenze, sia la Distrettuale che l’Antimafia, dicono di non essere al corrente di una storia simile.
Il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, team di punta nelle indagini sui reati ambientali, risponde alla stessa maniera. Se ci fosse un’inchiesta del genere noi dovremmo essere i primi a saperlo, dicono in sostanza gli investigatori.
A tarda sera il procuratore Roberti chiarisce che le sue affermazioni «non si riferiscono all’attualità, ma a un procedimento penale, già definito dalla Procura di Firenze, che vede coimputati, per traffico organizzato di rifiuti della lavorazione tessile, produttori pratesi e smaltitori ritenuti espressione del clan camorristico Iacomino-Birra di Ercolano. Si era invece pensato che Roberti si riferisse a una serie di controlli di cui il Tirreno ha dato notizia lo scorso 20 novembre, quando si parlò di accertamenti in decine di aziende di stoccaggio e di selezione di indumenti usati. Il tema non era nuovo: la mancata igienizzazione degli indumenti che poi vengono spediti all’estero (non a caso forse Roberti parla di un traffico di rifiuti verso i paesi dell’Est Europa). Un reato, certo, ma di gran lunga meno preoccupante rispetto all’interramento di rifiuti tossici, di metalli pesanti, nelle campagne intorno a Prato. Intanto però i deputati del Pd Matteo Biffoni e Antonello Giacomelli chiedono al governo di riferire al più presto. «Se le dichiarazioni attribuite al procuratore fossero confermate - scrivono i due - dovremmo giungere alla conclusione che le indagini sono concluse e quindi non sussistono più motivi di riservatezza. Al di la di ogni valutazione sul mezzo scelto per divulgare tali gravissime notizie, chiediamo al governo di riferire al più presto, quindi già nella giornata di domani (oggi per chi legge, ndr), alla Camera sulla vicenda».
Paolo Nencioni
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