Il Tirreno

Prato

Il Tea Party arruola Simone Tripodi candidato a sindaco nelle primarie Pd

di Carlandrea Poli
Il Tea Party arruola Simone Tripodi candidato a sindaco nelle primarie Pd

Il movimento a Prato è guidato dal giovane consigliere comunale Leonardo Soldi, ex leghista e attualmente indipendente

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PRATO. Il Tea Party arruola Simone Tripodi, candidato a sindaco nelle primarie del Partito Democratico. Il curioso abbinamento politico è stato siglato ufficialmente stamanI, sabato 21 dicembre, e al caffè delle Logge, dove è avvenuta la presentazione del nuovo coordinamento provinciale in vista delle elezioni amministrative.

Il movimento, che in America incarna l’ala più conservatrice ed ideologica dei Repubblicani e che in Italia fa riferimento soprattutto a tesi radicalmente liberiste su fisco ed economia sarà guidato a Prato da un giovane consigliere comunale, Leonardo Soldi ex leghista e attualmente indipendente a sostegno della giunta Cenni. L’obiettivo del Tea Party è di far sottoscrivere a candidati al ruolo di sindaco o di consigliere comunale nel prossimo mandato un “pledge”. Un accordo col quale impegnare esponenti di tutti gli schieramenti sull’alleggerimento del carico tributario e su una nuova gestione delle società partecipate. Con una preferenza verso la privatizzazione tout court, spiega Soldi: «Un ambito nel quale ancora molto resta da fare. Penso a Consiag, dove l’amministrazione in carica non è mai entrata. Penso che dovremmo procedere verso una dismissione».

D’accordo con una nuova cultura delle società detenute dal Comune anche Tripodi, che però frena sull’alienazione delle quote: «Prima bisogna capire l’alternativa, ma sicuramente dobbiamo cambiare la gestione. Finora sono state guidate male e in senso assistenzialista, in un modo che ha portato ad una crescita dei debiti. Dobbiamo, invece, far percepire ai cittadini un’amministrazione più virtuosa».

Sul punto centrale, ovvero sulla sua intesa con un movimento ultra-liberista come il Tea Party l’esponente democrat cerca di emulare la svolta renziana su scala nazionale: «L’elettorato è cambiato, non si colloca più sulla base di simboli ed ideologie. Valuta molto di più l’impegno delle singole persone. Il Pd non deve aver paura di questa sfida, di giocare in maniera aperta per conquistare la fiducia dei cittadini. Da questo punto di vista non faccio nulla di più di quello che sta facendo Renzi».

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