Il dolore
Fumi dal tetto dell’ospedale, residenti coperti di macchie rosse
Prato, è allarme in via Ciulli: in due si sono fatti visitare al pronto soccorso. C’è chi accusa problemi agli occhi
PRATO. E’ allarme in via Ciulli tra le famiglie che abitano vicino al nuovo ospedale. Ormai da una ventina di giorni dalla sala macchine dell’ospedale e da impianti che si trovano sul tetto della struttura escono fumi densi, di colore talvola bianco e altre volte nero.

(I fumi che escono dal nuovo ospedale di Galciana)
L’aria è densa come se ci fosse nebbia ma soprattutto più persone hanno cominciato ad accusare problemi agli occhi con prurito e arrossamento oltre ad avere la pelle arrossata come una dermatite. In un primo momento ognuno ha pensato che avesse un’allergia dovuta al cibo o a qualcosa comunque legato alla propria casa poi è emerso che il problema stava riguardato molti di coloro che vivono nella zona. Venerdì 20 dicembre la situazione è peggiorata e le prime due persone si sono rivolte al pronto soccorso. «Usciva una quantità di fumi incredibile», racconta uno dei residenti, Gianni Doria. «Ci grattavamo in modo pazzesco - continua - e la mia compagna ed una sua amica che frequenta casa nostra si sono coperte di bolle. Sono andate al pronto soccorso è stata data loro una terapia cortisonica ed è stata raccomandata una visita dermatologica urgente per capire di cosa si tratta: I nostri vicini invece avevano problemi agli occhi».

(Una delle donne che si è fatta visitare dal pronto soccorso mostra le chiazze rosse)
Dopo l’accesso al pronto soccorso gli abitanti delle case di via Ciulli si sono rivolti anche ai vigili del fuoco e ai Nas di Firenze. «Vogliamo capire cosa sta succedendo. Non è possibile accettare una situazione del genere. Il medico del pronto soccorso ci ha raccomandato di portare da un dermatologo anche le mie due bambine di due e cinque anni che in questo periodo io lascio a casa di mia madre perché avevano già cominciato a grattarsi».

(I residenti protestano davanti al nuovo ospedale)
Anche l'azienda sanitaria sta cercando di capire che cosa succede e se c'è un nesso tra i disturbi dei residenti e quel fumo che esce dal tetto del nuovo ospedale. "Abbiamo bisogno ancora di un po' di tempo per capire che cosa sta succedendo", è il commento di Aldo Fedi, direttore del dipartimento di prevenzione dell'Azienda sanitaria. "I fumi escono dalla caldaia termica centrale e ci sono degli accertamenti in corso. E' da chiarire se c'è qualcosa che non va. Sono invece perplesso sul legame tra i problemi dermatologici e il fumo. Mi hanno riferito dal pronto soccorso che i pazienti non avevano problemi respiratori che di solito è il primo sintomo. Comunque anche per questo ci prenderemo un po' di tempo".
Intanto i residenti hanno fatto sapere che da una prima visita specialista dermatologica all'Asl avrebbero sostenuto che si tratta in un caso di una dermatite dovuta ad acari e nel secondo caso di scabbia. "Non crediamo assolutamente a questa diagnosi - sottolinea Doria - e nei prossimi giorni faremo visite dermatologiche private. Se l'esito, come crediamo, sarà diverso denunceremo anche il dermatologo dell'Asl".
Il rapporto tra gli abitanti della zona e il nuovo ospedale non è affatto partito sotto buoni auspici. Già dai primi giorni, dopo il trasferimento erano emersi problemi legati ai rumori della sala macchine che avevano portato a varie visite dell’Arpat che aveva dato ragione ai residenti.
Sul caso interviene anche il presidente della Circoscrizione Ovest Giovanni Mosca che parla di "scaricabarile senza fine" e propone di consegnare un Tapiro per l'incapacità al sindaco Roberto Cenni e al direttore generale dell'Azienda sanitaria Edoardo Majno.

"Il 7 ottobre - scrive Mosca - abbiamo incontrato i cittadini di via Ciulli che protestavano per il forte rumore causato dalle turbine poste sulle sale operatorie, una situazione di grave disagio che non consente ai cittadini neanche di dormire, oggi abbiamo anche questi fumi densi che causano problemi alla pelle e agli occhi. Ci impegnammo subito a chiedere alla Direzione dell’Asl di intervenire per sanare urgentemente questa gravissima situazione, abbiamo chiesto più volte di tenerci informati sugli interventi intrapresi, ma non abbiamo mai avuto risposte in tal senso. Questo modo di governare la cosa pubblica ci pone un dilemma: a chi consegnare la palma dell’incapacità: al Comune di Prato che ha lasciato via Ciulli con tutti i suoi problemi, dalla vergognosa chiusura del sottopasso e della carenza di un trasporto pubblico in grado di far raggiungere il nuovo ospedale, o all’Asl con tutti i problemi che ci sono all’interno del nuovo nosocomio ancora irrisolti e con questa drammatica situazione di Via Ciulli che mette a rischio la vivibilità della gente".
"Sono convinto - conclude Mosca - che Il Tapiro dell'incapacità vada consegnato nelle mani del sindaco Cenni e del direttore generale dell’Asl Majno".
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