Il dolore
Prato, Claudio Morganti, dalla Lega Nord a Io Cambio
L’europarlamentare pronto a rompere l’alleanza col sindaco Cenni «se lascerà che si possano costruire alloggi per i cinesi accanto ai capannoni»
PRATO. Pronto a rompere l'alleanza col sindaco Roberto Cenni, non risparmia critica all'assessore alla sicurezza Aldo Milone e chiede a entrambi un programma forte contro l'illegalità economica. L'eurodeputato Claudio Morganti, espulso dalla Lega Nord appena un anno fa, prova a tornare centrale nell'agone politico pratese con un nuovo movimento, Io Cambio presentato questa settimana ufficialmente a Roma del quale è vice-presidente e coordinatore del Centro Italia.
«Porterà avanti i valori che sempre hanno contraddistinto la mia azione politica ovvero coerenza, merito e onestà». Tre punti sui quali promette di non transigere, tanto da mettere in chiave amministrativa sul banco degli inadempienti anche la giunta di centrodestra attualmente in carica. Pur essendo stato determinante nel 2009 per convincerlo a rompere gli indugi e a correre per conquistare la città, oggi Morganti lancia un ultimatum a Cenni sul tema chiave della legalità: «Se il suo programma per le elezioni sarà fatto di proposte come quella di consentire ai cinesi la costruzione di case accanto ai capannoni, permettendo di fatto la nascita di quartieri-ghetto, non sosterrò un Cenni-bis. È inammissibile vedere i pratesi costretti ad adeguarsi ai cinesi e non viceversa”. La condizione per ristabilire il sodalizio è semplice: “Lo appoggeremo solo se farà una lotta concreta all'illegalità. In caso contrario presenteremo un candidato sindaco».
Non gli sembra questa la strada imboccata in 4 anni e mezzo dal governo di Cenni, senza voler lasciare spazio agli alibi. Tanto da mettere nel mirino lo stesso assessore-sceriffo Milone: «Non si può usare la scusa di essere stati lasciati soli dal governo se dopo anni di blitz, che pure sono giusti e vanno fatti, i cinesi vivono ancora nei capannoni. Significa che non sono efficaci ed i cittadini non vedono alcun miglioramento». Restando sul piano dell'attualità Morganti ha da ridire anche sul generoso contributo del Comune al Centro Studi Arti Visive del consigliere personale del sindaco, Paolo Calamai: «Quei 35.000 euro mi fanno girare le scatole. Tutti quei soldi potevano andare alle associazioni attive sul territorio per dare una mano a chi versa in difficoltà economiche».
A Cenni e Milone, l'eurodeputato oppone un piano d'azione che in gran parte ricalca l'armamentario di proposte coltivate negli anni di militanza nel Carroccio: l'imposizione di una cauzione per il pagamento delle tasse locali per gli imprenditori extracomunitari; una “norma Prato” per imporre ai proprietari di capannoni di controllare e di denunciare se nei fondi affittati siano stati commessi degli abusi edilizi; il ripristino della tassazione sulle rimesse dei migranti, abrogata dal governo Monti, portando l'aliquota al 10%. Sul fronte del Macrolotto, invece, il principio guida è la creazione di una “zona franca”, detassata per avviare una riqualificazione urbanistica dell'area. Malgrado, la constatazione, è che a dominare sia ancora l'irregolarità. Anzi, Morganti coltiva un sospetto sugli episodi di rimozione dei sigilli nei capannoni e nei laboratori sottoposti a sequestri: «Potrebbe esserci dietro del marcio sull'esempio della concessione delle residenze fittizie ai cinesi. È un tema da approfondire, non vorrei che dietro ci fosse un giro di mazzette».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
