Finanza
Province a scadenza, riparte il Risiko
Gestri: «Legge sciatta ma chiara la volontà del governo di ammazzarci. Noi però lavoreremo fino all’ultimo»
PRATO. «E’ evidente la volontà anche di questo governo di ammazzare le Province, creando grandissime difficoltà a chi le amministra. Ma questa è una promessa a tutti i cittadini: noi lavoreremo fino all’ultimo giorno per concludere quello che abbiamo iniziato». Parola di presidente della provincia Lamberto Gestri nell’ultima - ormai è certo - delle conferenza stampa di fine anno. L’anno prossimo l’ente provincia per come lo si conosce oggi, non esisterà più. «E la prossima primavera - continua Gestri - quando verranno rinnovati i consiglio comunali, per le Province non si voterà». Con buona pace per chi si è già candidato a sedersi su una poltrona istituzionale che un disegno di legge, il 1545 del ministro Del Rio, ha trasformato profondamente.
A che punto è l’iter parlamentare del provvedimento legislativo in materia di città metropolitane, unioni dei Comuni e province? E’ stato portato alla Camera e discusso per tre giorni: 10, 11 e 12 dicembre, sono stati approvati i primi tre articoli poi la discussione è stata rinviata a dopo l’approvazione della legge Finanziaria. Il provvedimento dovrebbe essere approvato entro dicembre. «Ma il problema di un disegno di legge che mantiene fortissimi profili di incostituzionalità - spiega Gestri - sono gli emendamenti». Nell’ultima riunione all’Upi (Unione province italiane) regionale, pochi giorni fa, qualcosa di preciso è emerso «in particolare - è il giudizio di Gestri - la sciatteria con la quale il provvedimento di legge è stato confezionato e le contraddizioni che emergono dal fatto che si devono fare i conti con quell’articolo della Costituzione, tutt’ora vigente, che le Province ha istituito e tutela».
Non c’è alcun dubbio sul fatto che le Province nominalmente resteranno (impossibile abrogarle senza cambiare la Cosituzione) ma si trasformeranno in enti di secondo grado. Un processo graduale che inizierà, appunto, dall’anno prossimo e che avrà il punto di svolta nelle mancate elezioni della primavera 2014.
Il presidente della futura Provincia verrà eletto nell’ambito dei sindaci dell’ex comprensorio provinciale. Dunque, per Prato, verrà scelto tra i sette sindaci dei sette Comuni della Provincia, appunto. Il consiglio provinciale resterà, ma in forma ridotta: per le province con meno di 300mila abitanti i consiglieri saranno 10 e eletti nell’ambito dei sette - per Prato - consigli comunali. Tre invece saranno gli assessori. Naturalmente le cariche saranno a titolo assolutamente gratuito. «Recependo emendamenti su emendamenti - continua Gestri - si è arrivati a decidere che il futuro presidente della provincia resterà in carica due anni, il suo consiglio invece quattro». Lievitato anche il numero delle città metropolitane che restano dell’ampiezza della ex provincia senza possibilità di annessioni dell’ultima ora, ma con alcune novità: è stato dato il via libera anche alle regioni con statuto speciale di fare le città metropolitane. «Così - afferma Gestri - sono passate da 10 a 20, tre solo in Sicilia». Non basta: «I Comuni che confinano con la città metropolitana - aggiunge Gestri - hanno la possibilità di decidere, sulla base di una delibera del consiglio comunale, di passare nella città metropolitana attigua che avrà certamente più benefici e poteri rispetto agli enti di secondo grado». Questo significa che Poggio a Caiano e Carmignano che confinano con la futura città metropolitana di Firenze, potranno deliberare di fare il salto dall’altra parte. «Per assurdo - conclude Gestri - anche Quarrata che confina con Vinci che è in provincia di Firenze e che quindi entrerà nella città metropolitana, potrebbe decidere il trasferimento». Insomma, di nuovo un Risiko colossale.
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