Attenzione
Il regalo di Natale a Giuseppe tornato a casa dopo sette mesi
E’ di nuovo nella sua abitazione di via Machiavelli il brigadiere ferito da Preiti davanti a Palazzo Chigi «Non ho mai pensato che quello lì fosse un pazzo». Ora aspetta insieme alla figlia l’esito del processo
PRATO. Giuseppe è casa. Si sono riaccesi i riflettori sulla casa di via Machiavelli, dove abita il brigadiere Giangrande, ferito lo scorso 28 aprile a colpi di pistola da Luigi Preiti mentre faceva servizio di ordine pubblico davanti a Palazzo Chigi.
In mattinata era apparso uno striscione degli amici che preannunciava il ritorno: “Forza Giuseppe! Bentornato, sei tutti noi”. E subito dopo l’ora di pranzo un’ambulanza ha riaccompagnato a casa il brigadiere. Un lungo viaggio da Montecatone, dalla clinica a cinque chilometri da Imola, specializzata in cure riabilitative, dove Giangrande ha passato gli ultimi sette mesi.
«Abbiamo concordato con il brigadiere e con la famiglia che, ad un anno dall’evento, si possa programmare presso Montecatone una rivalutazione della situazione neurologica, per impostare eventuali ulteriori programmi riabilitativi» ha spiegato il Direttore dell’Unità spinale di Montecatone, Jacopo Bonavita. «Siamo molto fiduciosi in quanto il brigadiere si è avvicinato alla dimissione con un atteggiamento molto positivo, con una forte consapevolezza del percorso fatto e degli obiettivi raggiunti, pur nell’ambito di una disabilità».
Dunque Giangrande potrebbe tornare in clinica a primavera. Ora invece è affidato alle cure della figlia Martina, che non lo ha mai lasciato in tutti questi mesi e il cui volto è diventato, insieme a quello del padre, un simbolo della tragedia accaduta davanti alla sede del governo. È stata lei, ieri, a fare da filtro alle prime visite di amici, conoscenti e cronisti che hanno voluto scambiare due parole col brigadiere appena tornato. La sua principale preoccupazione è di non far stancare il padre, e per il momento ci sta riuscendo.
Giangrande è stato sistemato in una stanza con un letto singolo e ha cominciato a riprendere confidenza con quelle mura che sono state il suo panorama quotidiano, fino a sette mesi fa. Lì aspetterà l’esito del processo con rito immediato che giudicherà il suo feritore, Luigi Preiti, il prossimo 21 gennaio. E questo è anche il suo primo pensiero. «E’ positivo che la perizia abbia stabilito che era capace di intendere quando ha sparato - dice - Non ho mai pensato che fosse un pazzo».
Un affettuoso saluto di bentornato da parte degli amministratori e dai cittadini della provincia di Prato è stato inviato dal presidente Lamberto Gestri al brigadiere. «Gestri - si legge in un comunicato della Provincia - oggi pomeriggio ha chiamato il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Stifanelli, per avere notizie del rientro, chiedendo di comunicare al brigadiere e a sua figlia la vicinanza e l'affetto della Provincia».
Altri attestati di stima e affetto arriveranno a breve, insieme alle visite degli amici. Ma il suo regalo di Natale, Giuseppe Giangrande, l’ha già ricevuto: passare a casa le feste per tentare di dimenticare quello che gli è successo.
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