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Giallo di Iolo, quasi escluso l’omicidio

Giallo di Iolo, quasi escluso l’omicidio

PRATO. Il cadavere di donna trovato sepolto in un campo di Iolo, lo scorso 28 novembre, comincia a “parlare”. E racconta una storia un po’ diversa da quella che si era immaginata in un primo momento....

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PRATO. Il cadavere di donna trovato sepolto in un campo di Iolo, lo scorso 28 novembre, comincia a “parlare”. E racconta una storia un po’ diversa da quella che si era immaginata in un primo momento.

Tutti hanno subito pensato a un omicidio, ma gli elementi finora raccolti portano a pensare che in realtà possa essersi trattato di una morte naturale o accidentale, seguita dall’occultamento del cadavere.

Risposte più precise arriveranno dall’autopsia che il sostituto procuratore Lorenzo Gestri si appresta a disporre dopo aver tentato in tutti i modi di identificare la salma. Nel frattempo non sono emersi segni di violenza sul corpo, se si escludono le fratture probabilmente provocate dal trattore che stava arando il campo adiacente a via Albertesca.

E dunque l’ipotesi che prende sempre più consistenza è che la donna (di etnia orientale, questo è stato accertato dall’esame del Dna) possa essere morta in una delle tante fabbriche cinesi del vicino Macrolotto di Iolo ed essere stata sepolta da chi non voleva denunciare quel decesso. Per quale motivo? Perché con tutta probabilità si tratta di una clandestina (non c’è traccia di lei nelle banche dati delle impronte digitali rilevate dai carabinieri) e chi le ha dato lavoro non voleva grane. In almeno altri due casi, operai cinesi morti nelle fabbriche sono stati lasciati all’esterno dei capannoni, ma l’esperienza ha insegnato che poi viene comunque rintracciata l’azienda nella quale hanno lavorato, con il corollario di controlli e, appunto, grane per il titolare. E allora qualcuno potrebbe aver ceduto alla tentazione di disfarsi del cadavere in maniera più radicale. Si tratterebbe comunque di un reato molto grave (l’occultamento di cadavere è punito con la reclusione fino a tre anni) ma molto meno grave di un omicidio.

I carabinieri hanno tentato fino all’ultimo di dare un nome alla morta, incrociando i pochi dati a disposizione con le denunce di scomparsa o con dichiarazioni raccolte, ma finora non è stato possibile, e forse non lo sarà mai. E’ arrivato dunque il momento dell’autopsia, per escludere con certezza l’ipotesi omicidio.

Paolo Nencioni

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