Proteste
Imu, l’ultimo dei pensieri
Pochi soldi nelle famiglie, in aumento le richieste di aiuto a Caritas e S. Vincenzo
PRATO. Una situazione pesante che si respira ormai da troppo tempo: la crisi è sempre più opprimente, le famiglie non riescono a pagare le bollette e a fare la spesa. Questa è la cronaca quotidiana che diventa ancora più cupa con l'arrivo del Natale. Sindacati, Caritas, parrocchie tutti sono concordi nel dichiarare che il clima è peggiorato rispetto allo scorso anno anche perché nel corso dell' anno nuove aziende hanno chiuso, i risparmi si sono assottigliati e le prospettive per il futuro non promettono nulla di nuovo. «Il dato preoccupante – spiega Alessandro Fabrizzi segretario della Cgil – è che sono in aumento le criticità per la fascia di età compresa fra i 40 e i 60 anni, per cui non ci sono ancore di salvezza. Sempre più persone si rivolgono a noi perché non solo hanno perso il lavoro. Viviamo in una sorta di apnea sociale, manca fiducia nel sistema».Basta restare per venti minuti in fila ad un qualsiasi Caaf e ascoltare: in tanti hanno ritirato l'F24 per il saldo dell' Imu ma non pagheranno perché non hanno soldi, se poi ci sarà la mora si starà a vedere. E ancora, preferiscono pagare a nero la badante, magari dandole 50 euro quando possono piuttosto che assumerla. Intanto aumenta il contributo volontario di 1/5 sulla pensione per fare fronte a nuovi debiti presi per pagare gli affitti o le bollette. Poco lontano, nella parrocchia di Cafaggio, don Massimo Malinconi si trova a fare i conti con gli stessi problemi: «La gente viene da me per chiedermi un aiuto nel pagare le bollette, qualche mamma mi porta il curriculum del figlio. Rispetto lo scorso anno la situazione è peggiorata ulteriormente, la gente bussa alla mia porta per bisogni reali. Qualche volta ho fatto prestiti attingendo alle mie risorse personali, spesso i soldi non sono tornati. Indice che la situazione è pesante». Anche la Caritas tramite i centri di ascolto monitora la situazione. «Siamo arrivati ad una sorta di immobilismo che mi spaventa – spiega la direttrice Idalia Venco – cerchiamo di fare fronte a tutte le richieste, ma sono tante. Se non riparte il lavoro non riusciamo a venire fuori da questa situazione sempre più avvitata su se stessa». Sentore riportato anche dalla San Vincenzo de’ Paoli, associazione che ha centri di ascolto sul territorio. «Sono in aumento coloro che per la prima volta vengono a chiederci aiuto- spiega il segretario Andrea Gori – per loro tutto è nuovo e spesso non si rendono conto immediatamente della situazione. Il momento della consapevolezza è il più doloroso». Il lavoro è ovviamente al centro della ripresa. «Spero che si sia raggiunto il fondo – commenta Angelo Colombo segretario Uil – ma ad oggi non ci sono segnali incoraggianti». La cassa in deroga, non è ancora stata pagata a tutti. «Chi sperava di averla per Natale – spiega Chiara Malinconi segretaria tessili Cisl – purtroppo è rimasto deluso, alcuni la perderanno a fine mese e questo è fonte di un' ulteriore preoccupazione».
Alessandra Agrati
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