Sicurezza
Cenni: Case per cinesi solo se Rossi ci restituisce i 700 ettari sequestrati
Il sindaco Roberto Cenni polemico con il presidente della Regione: Non è lungimirante, lancia proposte ad effetto e non si preoccupa se siano realizzabili. Cenni rivendica i controlli nei capannoni: di nazisti ho visto solo quelli che schiavizzano i loro operai
PRATO. Roberto Cenni una mano la tende al presidente della Regione Enrico Rossi ma con l’altra lo respinge. L’argomento è quello che tiene banco in questa fase: come garantire la sicurezza nelle imprese cinesi e come evitare che gli operai che vivono e lavorano all’interno delle strutture, facciano la fine del topo come è accaduto in via Toscana il primo dicembre scorso.
Cenni si dice d’accordo con la proposta del governatore di ricavare strutture ben fatte anche all’interno dei capannoni produttivi ma afferma anche che «finchè la Regione non ci restituirà quei settecento ettari messi in salvaguardai nello strumento urbanistico regionale e che impediscono al Comune di avere mano libera sulla pianificazione futura, il problema delle case per cinesi certo non si risolverà. Da una parte si lanciano proposte ad effetto - dice - e dall’altra non ci preoccupa se si possano realizzare».
E un Roberto Cenni polemico quello che ieri ha fatto, con una punta di malinconia nella voce, il resoconto dei quattro anni di attività della prima giunta di centrodestra a Prato, nell’ultima - di questa legislatura - conferenza stampa di fine anno. Una polemica diretta, in particolar modo verso il governatore della Toscana. «Che gestisce le questione - afferma Cenni - con pochissima lungimiranza».
L’esempio lampante, per il sindaco di Prato, sta proprio nella questione cinese. «In alcuni, pochi immobili industriali - dice Cenni - quelli di grandi dimensioni, si può anche pensare di realizzare qualche stanza- dormitorio fatta per bene. Ma nella maggioranza dei casi è impossibile proprio per la struttura dei capannoni. Impensabile - continua - credere di risolvere questa che è anche un’emergenza umanitaria, con dormitori negli stanzoni del Macrolotto Zero», la Chinatown di Prato, appunto.
La soluzione, per il sindaco, si potrebbe trovare costruendo nuove case «ma gli spazi utilizzabili per la nuova edificazione - continua - ce li ha bloccati proprio la Regione mettendo vincoli con il Pit su 700 ettari di nostro territorio». Ed è sull’altra questione “calda” del Piano integrato territorale regionale, la nuova pista dell’aeroporto di Peretola che, secondo Cenni, si manifesta la seconda grande contraddizione di Rossi: «Il nuovo aeroporto di Firenze a Prato porterà solo disagi. Tutti lo sanno anche Rossi che la vuole - continua Cenni - ma che non ha il coraggio di farla in modo che possa avere una funzionalità piena. Rossi boccia la pista di rullaggio nè ammette che quella per atterrggi e decolli sia più lunga di 300metri. Eppure vuole la nuova pista lo stesso anche se non sarà adeguata».
Netto, Cenni, su come fare per garantire la sicurezza del distretto parallelo: controlli, controlli e ancora controlli. Che rivendica: «Siamo stati gli unici - afferma - e continueremo. Non si tratta di repressione ma di prevenzione. Ci hanno chiamato nazisti per i blitz fatti. Ma gli unici nazisti che ho visto in questi quattro anni sono quelli che tengono i loro operai come schiavi».
Parole di grande affetto, quasi d’amore, Cenni le dedica alla sua città: «Che ha risorse inaspettate, meravigliose e che vuole uscire da questio crisi, la più profonda mai vissuta, diversificando la produzione ma anche attraverso l’arte e la cultura».
Cenni non sa se correrà per il bis: «Perchè davvero e non è tattica, non aspetto di sapere il nome del candidato avversario - dice - prima devo capire se la mia permanenza in campo possa avere un’utilità per la città, se resto la persona adatta». Una tirata d’orecchie ai partiti, come sempre, «che hanno raggiunto il punto più basso della loro storia - è il giudizio di Cenni - che però restano indispensabili per fare da tramite tra istituzioni e cittadini». Ma che riescono a tradire e deludere. A Cenni è successo con l’approvazione per un soffio del bilancio di previsione 2014. E non se lo dimentica: «Ci sono situazione - conclude - nelle quali il bene generale deve venire prima di quello politico e personale».
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