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Enrico Rossi sul caso Prato: lotta all'illegalità cinese, ma attenti ai lavoratori

Enrico Rossi sul caso Prato: lotta all'illegalità cinese, ma attenti ai lavoratori

L’intervento del presidente della Regione in Consiglio regionale. «Serve un piano nazionale che sia condiviso da tutti. Possiamo provare a coinvolgere anche la Comunità europea»

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FIRENZE. «Discuteremo dei provvedimenti che la Regione può mettere in campo e dei suggerimenti che il Consiglio regionale avanzerà in una discussione a Roma, con il Governo, perché per uscire in positivo dal problema che pesa su Prato e sulla Toscana serve un piano nazionale che sia condiviso da tutti. Da tutte le istituzioni coinvolte e da tutte le sensibilità politiche». Lo ha detto il presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi, intervenendo nel Consiglio regionale speciale sul caso Prato.

«In questo senso», ha aggiunto, «intendo muovermi seguendo le indicazioni del presidente Napolitano, che suggerisce un’azione comune di tutti i livelli istituzionali e politici. Una volta approntato il Piano per Prato, con quello possiamo provare anche a coinvolgere la Comunità europea così come qualcuno ha suggerito».

Secondo Rossi «l’argomento avrà necessità di un’attenzione che non può esaurirsi oggi, in questa seduta di Consiglio». La realtà emersa con la tragica morte dei sette lavoratori cinesi, ha spiegato Rossi, «è quella di una situazione diffusa di economia sommersa e a nero e di una drammatica condizione di vita di certi lavoratori, una situazione che sta al di sotto della soglia minima del rispetto dei diritti umani. Si tratta di una situazione inaccettabile».

Rossi ha detto di non voler entrare nello specifico dei progetti che la Regione avanzerà alle altre istituzioni locali e al Governo, ma ha anticipato alcuni temi: alle griffe dell’alta moda la Regione chiederà di firmare un protocollo per il controllo dell’intera filiera di prodotto, mentre al Governo porrà il problema dell’enorme giro d’affari del settore delle confezioni cinesi, «stimato in 2,5 miliardi di euro annui, quasi tutto frutto di economia sommersa e che quindi non lascia alcun ritorno economico alla città di Prato».

Rossi ha anche detto che si possono prevedere interventi urbanistici affinché «i dormitori dei capannoni non siano più luoghi inumani», ma senza introdurre volumi abitativi «che darebbero un valore economico più elevato ai capannoni e anche perché quelle sono aree industriali e tali devono restare». E ancora, Rossi ha spiegato che «può essere utile riconvertire il sistema della nostra medicina del lavoro, per aumentare la capacità ispettiva in quella realtà».

«Bisogna fare attenzione», ha poi aggiunto, «che la repressione non produca un problema sociale ancora più grave dell’attuale. Chiudere aziende illegali e non permettere la loro riapertura è doveroso. Ma allora dovremo saper gestire la massa di lavoratori, per lo più irregolari, che metteremo sulla strada. Non si possono lasciare in giro e non è pensabile di bloccare le attività degli aeroporti per organizzare il loro rimpatrio forzato come previsto dalla Bossi-Fini. Forse bisogna chiedersi se non si possa applicare la legge Turco-Napolitano per quella parte che prevede, per questioni umanitarie, di concedere permessi temporanei che possono trasformarsi in permessi di lavoro in presenza di contratti rispettosi delle regole».

A proposito della regolarizzazione e dell’emersione dell’economia sommersa, Rossi ha spiegato che al Governo chiederà non solo di attivarsi per protocolli di intesa e di lavoro con i governi stranieri, ma anche di valutare l’idea di un centro informativo per aiutare “gli schiavi a denunciare i loro sfruttatori” e di “incentivi alle imprese di confezione che utilizzino materia prima ‘made in Prato’ e non stoffa prodotta in Cina”.

«Infine», ha concluso il presidente, «scommettiamo in positivo su quella parte della comunità cinese che ha il desiderio di integrarsi. Spero che lo ‘Ius solis’ ci aiuti in questo senso».

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