Sicurezza
Comune unico Valbisenzio, gli ex sindaci dicono no: «Ma si può dividere la valle in due»
I primi cittadini del passato propongono lo scioglimento di Cantagallo, per dividere la Valbisenzio in “alta” e “bassa”. Si schiera anche il presidente dell’Unione dei Comuni: «Referendum calato dall’alto, io firmo per il no»
VALBISENZIO. Un sindaco e altri cinque ex per dire no alla fusione dei Comuni della Val di Bisenzio. Alla riunione che si è tenuta ieri a Vernio c’erano il primo cittadino di Vernio Paolo Cecconi e altri cinque ex: Carlo Rossi, Giovanni Pini, Roberto Marchi (ex sindaci di Vernio), Giuseppe Governali e Giuseppe Sparacino (ex sindaci di Cantagallo). Con loro anche Marco Ciani, presidente dell'Unione dei Comuni, che ha sottoscritto insieme altri altri un documento per dire “no” ai due quesiti che saranno proposti con la consultazione popolare il prossimo 19 gennaio. E lanciare la proposta: due comuni per una valle. Nel documento si sostiene che la parte alta della valle del Bisenzio, quella prettamente montana, è troppo diversa dal territorio in basso per potersi unire.
«Casomai – si legge nel documento – un obiettivo da perseguire potrebbe essere quello di modificare i confini, facendo scegliere ai cittadini di Cantagallo se ritengono giusto sciogliere il proprio Comune dentro agli altri due, suddividendo la valle in due soli comuni e staccando dalla provincia di Prato la valle della Limentra come chiederebbero i cittadini di Fossato e Acqua per cederla a Pistoia». Per Carlo Rossi, 92 anni, sindaco dal 1970 all’80 la fusione è anti storica. «L'unificazione – spiega – è una parola importante ma quando si scende in realtà piccole come la nostra si rischia di perdere l'identità e di allontanare la gente».
Giovanni Pini sindaco dall' ‘80 al ‘90 e dal ‘99 al 2004 ha ricordato le battaglie per ottenere il presidio medico e il 118: «Vantaggi importanti per tutta la comunità a cui non possiamo rinunciare. I cittadini di Vernio si sono autotassati per comprare i macchinari per il centro medico specialistico».
L'identità territoriale e i servizi sono stati al centro delle dichiarazioni di tutti gli amministratori. Dopo mesi di silenzio è intervenuto anche Marco Ciani: «Visto il ruolo che ricopro sono stato ad ascoltare, ma ora, a meno di un mese dal referendum, mi espongo firmando questo documento. Il referendum è calato dall'alto. La gente, soprattutto quella della montagna, ha bisogno di risposte che possono essere date solo da enti locali vicini».
A sostenere la posizione dei sindaci anche uno storico come Rossano Pazzagli. «La fusione – dice – è antidemocratica. I comuni sono le istituzioni più vecchie che abbiamo, inoltre sono tutelati dalla Costituzione». Pazzagli è stato anche il sindaco di Suvereto, quindi il suo parere parte da un'esperienza reale. «Gli ultimi referendum in Toscana – ricorda – hanno dato esito negativo perché la gente vuole amministratori vicini».
Anche per Pazzagli «la strada giusta strada si può riassumere in uno slogan: autonomi e insieme, e l'Unione dei comuni è lo strumento».
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