Proteste
Sparò alla compagna «Condannatelo a 18 anni»
Si avvia verso la conclusione il processo al geometra che uccise Gianna Toni Lui ha perso l’uso delle gambe. Le parti civili chiedono danni per oltre tre milioni
PRATO. Per Mario Bartoli probabilmente non fa una grande differenza, visto che la sua condanna è già stata pronunciata: passerà il resto della vita su una sedia a rotelle. Ma la giustizia deve fare il suo corso, e così ieri il pubblico ministero Benedetta Foti ha chiesto una condanna a 18 anni di reclusione (partendo da una base di 27 con lo sconto dovuto al rito abbreviato) per il geometra di 56 anni che il 12 aprile del 2012 uccise la compagna Gianna Toni, di tre anni più giovane, con un colpo di pistola alla testa nella villa dove i due vivevano da separati in casa in località Carraia, a Calenzano. Il proiettile ferì di striscio anche la figlia sedicenne e poi lo stesso Bartoli si sparò alla testa, ma riuscì solo a perdere l’uso delle gambe.
Una tragedia assoluta di cui hanno fatto le spese le tre figlie della coppia, di 7, 16 e 20 anni, ora costituite parte civile insieme alla nonna e allo zio materno, assistito da Fabio Generini. La parti civili chiedono danni per oltre tre milioni.
Ieri Mario Bartoli, difeso da Alberto Rocca, è stato accompagnato in Tribunale da un’ambulanza della Croce Rossa di Fauglia, che lo aveva prelevato al carcere Don Bosco di Pisa. E’ la seconda volta che il geometra viene portato a Prato, la prima era stata in occasione dell’incidente probatorio nel corso del quale il consulente di parte Rolando Paterniti aveva escluso un vizio di mente ma aveva sottolineato che Bartoli era affetto da un grave stress al momento dell’omicidio, stress legato alla recente separazione dalla madre dei suoi figli.
I due infatti, dopo 20 anni di convivenza, avevano deciso di interrompere il loro rapporto, pur continuando a vivere nella stessa casa, una bella villa sulle colline di Calenzano. Poco prima della tragedia avevano anche fatto un viaggio insieme a Londra e nulla, all’esterno, lasciava presagire come sarebbe andata a finire.
La sera dell’omicidio in casa c’erano sei persone: oltre a Bartoli e a Gianna Toni, la figlia sedicenne nella stessa stanza dove echeggiarono gli spari e le due figlie più grandi insieme al fidanzato di una delle due in un’altra stanza.
Mario Bartoli fu trovato in un lago di sangue e portato d’urgenza all’ospedale, mentre per la compagna non c’era più niente da fare. Una complicata operazione gli ha salvato la vita, ma non gli ha reso l’uso delle gambe. Ciò nonostante l’omicida reo confesso è recluso nel carcere Don Bosco, dove attenderà la sentenza, prevista per il mese di gennaio.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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