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Prato

I Forconi bloccano il traffico in piazza Mercatale a Prato

Maria Lardara
I Forconi bloccano il traffico in piazza Mercatale a Prato

Alcune decine di manifestanti al presidio convocato nel cuore della città. Stop simbolico alle auto in piazza Mercatale. Tra le proposte un referendum per uscire dall’euro. - Video

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PRATO. C’è la negoziante in pelliccia sul piede di guerra perché tartassata dalla bolletta di 600 euro della Tares. C’è anche il cassintegrato che non riscuote da maggio l'ammortizzatore sociale: peggio di lui, sta il meccanico disoccupato che non vede più un contratto da cinque anni. Si chiama Daniele e anche lui è sceso in piazza Mercatale per unirsi in segno di solidarietà al popolo dei Forconi. Fotografia dai contorni un po’ confusionari di un’Italia arrabbiata che vuole dire la sua, senza striscioni o manifesti, tranne uno. Che ieri recitava così: «Alcuni italiani non si arrendono».

E’ andata in scena così la protesta dei Forconi pratesi, che è stata più improvvisata che organizzata, un moto spontaneo partito dal basso grazie al tam tam sui social network. Ufficialmente, nessuna regia politica dietro l’iniziativa, anche se Renato Montagnolo, leader pratese di Casapound (balzato agli onori di cronaca nel 2011 per aver voluto brindare al compleanno di Hitler), ha preso più volte il megafono per spiegare le ragioni della protesta, ponendosi così alla testa del corteo che da piazza Mercatale si è spinto fin sotto le logge di Palazzo Comunale. Non ha creato comunque disagi l’adunata del popolo dei Forconi, una cinquantina in tutto a suonare la sveglia ai pratesi al grido contro l’euro ed Equitalia la vessatrice, contro i partiti e un Governo dal quale non si sentono rappresentati.

Il traffico in piazza Mercatale è stato bloccato tre volte per una manciata di minuti, mentre sventolava il Tricolore e si cantava l’inno di Mameli. A reggere lo striscione, anche alcuni studenti del Datini e del Buzzi. Per loro, è il caso di dirlo, è stata una mattinata di “forca” a scuola per unirsi al movimento dei Forconi. «Era più importante essere qui oggi: si va a scuola ben sapendo che non avremo mai un futuro», dicono rassegnati Alessandro e Alessio. Rabbia è il sentimento prevalente che riecheggia in piazza, venata di qualunquismo. Una signora si avvicina e chiede più dettaglia sulla sigla “Coordinamento Prato unita ai forconi”, ufficialmente l’organizzatore della manifestazione. «E’ il popolo», la replica dall’altra parte. Studenti, cassintegrati, pensionati, disoccupati, commercianti: è variegata e complessa l’articolazione del movimento che si scioglie dopo che per due ore ha fatto la voce grossa e sbraitato contro i politici e uomini delle istituzioni di ogni colore. Ce n’è per tutti: Letta, Napolitano, Monti, Alfano sono i bersagli preferiti. Un giovane, Willy, gioca a fare il capopopolo, con un pacco di volantini che si mette a distribuire a tutti i manifestanti. Non vuole rivelare il cognome perché, dice, «qui siamo tutti sullo stesso piano e perché gli italiani sono tutti sulla stessa barca».

Una barca che rischia di affondare per tanti italiani. «Da maggio non riscuoto la cassa integrazione ed è dura andare avanti – racconta Simone Innocenti, uno dei manifestanti -: ho trovato un lavoro saltuario ai Gigli dove vestirò i panni di Babbo Natale ma non mi pagheranno prima di febbraio. Come si può andare avanti così?». A suonare la carica dei Forconi pensa Montagnolo di Casapound, accompagnato da altri giovani del movimento ispirato a Ezra Pound: tra le proposte, anche un referendum sull’euro. «I Forconi rappresentano gli italiani che non hanno un lavoro e che faticano per vivere», urla al megafono. Margie invece un impiego ce l’ha, come operatrice sociosanitaria. Ma non le basta e ci spiega perché. «Sono andata a pagare poco fa 500 euro di Imu: un intero stipendio andato via. Mia figlia è sul punto di essere licenziata e mio figlio è disoccupato. Stiamo finendo tutti i risparmi per vivere». Rispetto ad altre città, Prato comunque ha visto una mobilitazione sotto tono. «Forse perché ci sono ancora tanti pratesi che stanno economicamente bene», è la riflessione di Francesca Lombardi, una commerciante.

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