Sicurezza
Alfano promette: «Più Stato a Prato contro l’illegalità»
Dopo la strage super summit a Roma con 4 ministri. Rossi: «100 ispettori sanitari nel distretto, 50 da assumere subito»
PRATO. Quattro ministri, uno stuolo di sottosegretari e alcune promesse concrete sia da parte dello Stato sia da parte della Regione. Per dirla con le parole del sindaco Roberto Cenni: «Questa volta lo Stato ha battuto non uno ma dieci colpi, se non ci si riesce questa volta a garantire sicurezza nel distretto parallelo bisogna proprio alzare bandiera bianca».
Tutti presenti al tavolo ministeriale convocato al Viminale dal ministro degli Interni Angelino Alfano per parlare di Prato, della sua clamorosa immigrazione e di una strage di operai che mai più dovrà ripetersi. Un punto di non ritorno, questa la convinzione delle delegazione pratese che ha partecipato al summit romano: oltre il sindaco Cenni, il presidente della Regione Enrico Rossi, il presidente della provincia Lamberto Gestri e il prefetto Maria Laura Simonetti (che ha presentato il dossier-Prato) a confronto olterchè con Alfano, con il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, il ministro dell’integrazione Cecil Kyenge, il ministro Guardasigilli Anna Maria Cancellieri (presenti anche dirigenti dei ministeri della Salute, dello Sviluppo Economico, dell'Economia e delle Finanze, degli Affari Esteri, dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, l'Agenzia delle Dogane e l'Agenzia delle Entrate).
E’ stato Rossi ha ribadire che «i controlli sono necessari e imprescindibili nelle imprese del distretto parallelo di Prato» tanto che ha annunciato l’invio sul territorio di una task force di ispettori del lavoro che da gennaio setacceranno le aziende cinesi: «Ne manderemo cento - ha detto Rossi - dei quali 50 da assume entro breve tempo. Controlleranno - ha proseguito - le imprese cinesi di Prato ma anche della piana». Non solo. E’ in corso un censimento da parte del Comune sulle case sfitte per evitare che gli operai cinesi si ammassino all’interno dei capannoni in loculi precari e pricolosi: «Un’operazione lodevole - ha detto Rossi - perché oltre alla repressione bisogna pensare all’emergenza umanitaria. Dunque bisogna arrivare a pensare di costruire anche all’interno delle strutture di lavoro dei dormitori ma stabili e sicuri». Infine Rossi ha chiesto una strategia per l’emersione «anche attraverso leggi transitorie: se si trovano 300 irregolari in una fabbrica - ha detto- che possa essere concesso loro una regolarizzazione anche se non permanente». Identica lunghezza d’onda col ministro Alfano: «Ci sono 4mila aziende in regime di illegalità a Prato e lo Stato deve impedire che continuino ad operare in modo che siano rispettati i diritti umani, le leggi italiane, che siano salvate vite umane e protetta l'economia legale della zona. Lo scopo - ha proseguito è evitare un’altra tragedia come quella del Macrolotto. Rafforzeremo la presenza dello Stato sul territorio e se sarà necessario faremo anche un intervento normativo specifico». Di Patto speciale per Prato ne hanno parlato anche il presidente Gestri: «E’ stata pienamente condivisa la necessità da me espressa di innalzare la qualità e l'efficacia dei controlli collegandoli alla certezza della sanzione, il potenziamento degli uffici dello Stato, di Procura e Tribunale e la necessità di definire un piano per l'emersione delle imprese che si vogliono regolarizzare» e il sindaco Cenni: «E’ stato compreso - ha detto - quanto Prato sia stata sottovalutata in questi anni. Ho rappresentato con forza la necessità di effettuare controlli capillari e che ogni settore dello Stato da ora in poi deve fare la sua parete. Mi pare - ha concluso Cenni - che la risposta ci sia stata».
Cristina Orsini
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